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diciamo ciò che pensiamo, liberamente
POLITICA
30 giugno 2008
Tutti attorno ad un TAVolo

Personalmente non credo che il collegamento ferroviario ad alta velocità tra Torino e Lione costituisca un’urgenza per il nostro Paese, ci sono questioni più importanti e di maggior impatto sociale che sarebbe opportuno risolvere prima di passare ad investire su una tecnologia più avanzata come la TAV. E non mi sto riferendo come al solito alla libertà d’informazione, alla giustizia o al precariato, che riguardano altri settori, ma, rimanendo sempre nell’ambito trasporti, si pensi alla situazione dei pendolari che ogni mattina per recarsi sul posto di lavoro sono costretti a viaggiare su treni (se passano) come se fossero bestiame, o si pensi alle condizioni dell’autostrada A3 (la famosa Salerno-Reggio Calabria), o a quelle delle ferrovie del Sud Italia (Sicilia, Salento, Basilicata).
Detto questo, però, non credo che realizzare questa “grande opera” sia poi uno spreco di denaro, è comunque un investimento. E’ sempre bene, infatti, tenersi al passo con i tempi; pensiamo a tutto il danno che ci derivò dal ritardo nella costruzione di ferrovie rispetto al resto dell’Europa negli anni della seconda rivoluzione industriale.
L’unico punto su cui avevo dubbi era la questione di coloro che, essendo residenti nelle località dove sarebbe dovuta passare l’alta velocità, erano contrari alla sua costruzione. Mi chiedevo se fosse giusto dare inizio ai lavori senza curarsi delle lamentele di chi, se anche fosse una minoranza, poteva sicuramente cogliere meglio di ogni altro gli aspetti negativi dell’opera. A mio parere no; si sarebbe dovuto discutere con i manifestanti, ascoltare le loro motivazioni, quindi se si fossero rivelate infondate dare loro rassicurazioni ma, nel caso in cui ci si fosse resi conto che i loro argomenti erano validi, essere disposti ad ammettere i propri errori.
E’ per questo che reputo positiva la notizia del raggiungimento dell’accordo tra l’Osservatorio tecnico della Torino-Lione e i sindaci locali per la realizzazione della TAV. Sembra che il dialogo ci sia stato e che sia stata individuata una tratta che accontenta tutte le parti in gioco e questo, a mio avviso, è un grande esempio di come si dovrebbero fare le cose (valga da insegnamento per chi deve “piazzare” le discariche in Campania).

In realtà non sono tutte le parti in gioco ad essere state accontentate, ma tutte tranne una: i NO-TAV. Non conoscendo ancora bene i particolari dell’accordo raggiunto non voglio esprimermi nel merito e dare torto a chi ancora non è soddisfatto dell’intesa raggiunta ma leggendo sulla stampa alcune loro dichiarazioni (“Mai e poi mai”, “Sempre e per sempre NO-TAV”, “Saremo sempre contro la TAV” ecc…) mi viene da dubitare delle basi della loro protesta. Perché opporsi senza se e senza ma? Perché escludere a priori la possibilità di arrivo ad una soluzione condivisa?

Manthix

OGGI CONSIGLIAMO: Marco Neirotti

POLITICA
29 giugno 2008
In sintesi


- aborto clandestino
- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata

Questi reati prevedono pene inferiori ai 10 anni e vengono sospesi dal governo Berlusconi.

MelGigi

PS
: qualcuno mi vuol spiegare che differenza c'è tra le offese (per me meritate e che "c'azzeccano") contro MrB fatte da Di Pietro contro le quali, in modo bipartisan, si è scagliata la classe politica e quelle fatte da Berlusconi contro lo stesso ex giudice che in campagna elettorale fu più volte definito "il peggio del peggio del peggio" oppure "mascalzone" e del quale fu più volte messa in discussione la validità della laurea?
Perchè allora nessuno si indignò ed ora tutti a chiedere la testa dell'unico oppositore di governo?


OGGICONSIGLIAMO:
Piero Terracina

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POLITICA
28 giugno 2008
Clementina facci sognare!

“Assolta perché il fatto non costituisce illecito disciplinare”. Così la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha assolto il gip di Milano Clementina Forleo dalle accuse che le erano state mosse per l'ordinanza con cui il giudice aveva richiesto alle Camere l'autorizzazione per utilizzare le intercettazioni, disposte nell'ambito delle inchieste sulle scalate bancarie, nelle quali comparivano anche alcuni parlamentari, tra cui gli esponenti del Partito Democratico Massimo D'Alema e Piero Fassino.
Purtroppo rimane ancora viva la possibilità di un trasferimento della Forleo dalla sede giudiziaria di Milano ma possiamo comunque esultare per il fatto che allo stato attuale possiamo fare due importanti considerazioni.
La prima è che la giustizia, nonostante tutti i colpi bassi subiti in questi ultimi anni, funziona ancora e si spera che abbia ancora la forza, se non per restituire le inchieste, almeno per rendere un po’ onore a gente come Luigi De Magistris, Nicoletta Gandus ecc…

La seconda, e non meno importante, è che ora si ha la prova (per chi avesse dubbi) dell’imparzialità politica della magistratura. Come si potrebbe definirla ROSSA adesso che non ha esitato a emettere una sentenza chiaramente non a favore di alcuni politici di “sinistra”?

Manthix

OGGI CONSIGLIAMO: Fidel Castro

POLITICA
27 giugno 2008
Allora è vizio!


Ormai è abitudine: si chiede a qualcuno di guidare una squadra, non se ne apprezzano i risultati, gli si grida ogni giorno contro e dopo due anni, per una partita persa ai rigori, lo si rimanda a casa con tanto di ben servito per tornare al "vecchio", quello che successe con Prodi oggi si ripete con Donadoni (bisogna riconoscere ad entrambi il grande stile con il quale si sono messi da parte), non siamo capaci di guardare avanti e torniamo indietro, il parallelismo è perfetto. No, non è vero! La nazionale ritorna a Lippi che la aveva lasciata campione del mondo, il governo è tornato a Berlusconi che ci aveva portati ai posti più bassi delle più importanti clasifiche internazionali.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Financial Times
26 giugno 2008
Perché ContraCorriente

Vi chiederete come mai solo ora pubblichiamo un post che, a rigor di logica, sarebbe dovuto essere scritto all’apertura del blog e forse la risposta va ricercata nel fatto che noi autori avevamo dato per scontato il significato del nome ContraCorriente. Per fortuna il commento di uno degli amici che ci sostengono ci ha fatto riflettere circa l’opportunità di chiarirlo e quindi, scusandoci per il ritardo, lo abbiamo fatto.

Innanzitutto il nome fa riferimento ad un motto spagnolo che recita “oposición tambien es ir contracorriente” (opposizione è anche andare controcorrente) e, essendo noi due ragazzi di sinistra e considerando la svolta a destra che ha avuto l’Italia nelle ultime elezioni, abbiamo pensato di fare un’opposizione al governo (ma non solo) sulla rete, in uno spazio accessibile a tutti e democratico. Non si pensi, però, che questo blog sia politicizzato; non spalleggiamo alcun partito politico, ci limitiamo ad esprimere le nostre idee e riflessioni riguardo ciò che ci succede attorno, anche se è inevitabile che emergano le nostre idee politiche riguardo i vari temi. E allo stesso modo non si pensi che il blog sia aprioristicamente antiberlusconiano perché se anche sia nato con lo scopo di criticare, qualora fosse necessario, le scelte di questo governo non dubito che sarebbe altrettanto critico con qualcun altro al potere.
E’ questo, quindi, per noi, il significato di essere ContraCorriente: poter dire ciò che pensiamo, liberamente (cosa assai rara in questo periodo storico), senza influenze ideologiche.

Il logo del nostro blog, come vedete, è la C (di contracorriente) con un salmone che la attraversa. E’ facile arrivare a capire il legame col pesce nordico, capace di risalire la corrente dei fiumi pur di dare alla propria prole un ambiente adatto allo sviluppo. Analogamente noi andiamo ContraCorriente rispetto alla stampa, alle televisioni e alla massa che segue le demagogie dei politici di oggi per cercare di lasciare ai nostri successori un mondo migliore in cui crescere.

OGGI CONSIGLIAMO: Chiara Valentini

POLITICA
25 giugno 2008
Esami di maturità

   In questi giorni si fa un gran parlare di esami di maturità, ho nostalgia di quel tempo, così colgo la traccia del prof (AHAHAH) Filippo Facci, sebbene lui la dedichi ad un ipotetico esame di giornalismo.

   “Esercitazione per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri che Silvio Berlusconi, dal 1993, è stato oggetto della seguente attenzione: Firenze lo indaga per mafia: archiviata; Palmi per massoneria: archiviata; Milano per corruzione su verifiche fiscali: assolto; per falso in bilancio legato ad acquisto calciatore Lentini: prescrizione, assolto; stessa accusa per Fininvest: prescrizione, assolto. Milano per spartizione pubblicitaria Rai e Fininvest: prescrizione, assolto; per corruzione e falso in bilancio: assolto. Per frode fiscale e appropriazione indebita e falso in bilancio per acquisto terreno Macherio: assolto e amnistia. Palermo per associazione mafiosa poi derubricata in concorso esterno e riciclaggio: archiviata. Caltanissetta per concorso in strage per le bombe del 1993: archiviata. Milano per falso in bilancio per l’affare Medusa, assolto; per caso All Iberian, prescrizione; anche per la gemella All Iberian 2, assolto; su Sme 1 e Sme 2: assoluzione e archiviazione; per falso in bilancio in affare Medusa: assolto; per tangenti fiscali Telepiù, prescrizione, assolto; per corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori: prescrizione, assolto: per diritti televisivi e corruzione del teste David Mills: in corso. Roma per raccomandazione vallette Rai: in corso. Ciò posto, il candidato ha 18 minuti per commentare l’ultimo editoriale di Famiglia Cristiana così titolato: «Berlusconi ha l'ossessione dei pm»[da il giornale]”

  

Egregio professore,

potrei affermare, facendola felice, che Famiglia cristiana è in combutta con una magistratura becera, sporca, comunista e giustizialista che vorrebbe tappare le ali al più grande statista di tutti i tempi (dopo “u bonanima”), oppure potrei dirle che magari anche FC comincia a svegliarsi, che evidentemente gli indizi e le prove che hanno portato ad aprire tanti fascicoli contro MrB sono stati numerosi, che al mio paese avere tanti processi a carico non è sinonimo di persecuzione giudiziaria ma anzi mina la credibilità della persona stessa; potrei aggiungere inoltre che la sua traccia risulta sbagliata poiché associa il termine assolto a prescrizione o amnistia, non è la stessa cosa (almeno sul piano morale) e che l'assoluzione nel processo per falso in bilancio è avvenuta dopo l'emanazione di una legge ad hoc fatta dallo stesso Silvio.

   Insomma devo scegliere se prendere un bel voto oppure un due, sa cosa le dico? Stavolta salvo faccia, dignità, rispetto la mia intelligenza e scelgo di dire la verità... mi accontenterò della grave insufficienza, vorrei però rivolgerle una domanda: se come dice MrB la magistratura è la metastasi della democrazia, cos'è il cancro da cui questa magistratura nasce?

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Alessandro Pace

SOCIETA'
24 giugno 2008
Solo i migliori portano il panama...


Una delle notizie più importanti degli scorsi giorni è sicuramente quella dell’avvistamento di Silvio Berlusconi con un cappello tipo panama a Porto Rotondo. D’altronde di cosa potrebbero mai parlare i giornali in un periodo in cui non succede niente di interessante se non qualche piccola scaramuccia tra il Presidente del Consiglio e i soliti “comunisti” che si ostinano a difendere una cartaccia scritta nel lontano ’48?!
Meglio esaltare il look del Cavaliere, senza dubbio persona di tendenza, come dimostrò qualche anno fa il boom di bandane dopo che egli era stato fotografato mentre ne indossava una. E così tutti si sono divertiti ad elencare i nomi di altri leaders internazionali, intellettuali ed artisti, del passato e del presente, che nella loro vita almeno una volta abbiano indossato il panama, come se si possano associare le qualità umane e politiche delle persone al loro gusto nel vestire.
Sono stati citati Wiston Churchill, Franklin D. Roosevelt, Ernest Hemingway, Jack Nicholson e tanti altri ma scorrendo tra i nomi delle tante personalità elencate ho notato che ne mancava uno che forse più di ogni altro poteva essere accostato al nostro Premier in quanto anche a lui può essere riconosciuto il merito di aver costruito un impero partendo da zero. Ho provato a rileggere la lista, convinto che fosse impossibile che se ne fossero dimenticati, ma niente… così ho provveduto io a mettere la foto di quest’altro grande pezzo da novanta. Lo riconoscete?




Manthix

OGGI CONSIGLIAMO:  Pierangelo Sapegno

SOCIETA'
23 giugno 2008
Italia-Spagna

Ieri si e consumato l'ennesimo confronto tra gli “spaghetti-pizza-mafia-mandolino” e i “paella-corrida-fiesta”.

É difficile trovare due popoli che abbiano tanto in comune, aldilà dei recenti scambi di battute tra i due governi frutto, secondo me, più di strumentalizzazioni e reciproca diffidenza tra le classi dirigenti dei due paesi che di altro.

Due storie che hanno corso su binari paralleli, spesso sovrapposti, tradizione cattolica, entrambi abbiamo dominato il mondo, l'uno ha invaso e conquistato l'altro, in egual modo abbiamo sofferto una dittatura fascista.

Due popoli ispirati dalla stessa ricerca della miglio qualità di vita (buon cibo, relazioni sociali, famiglia, divertimento, cultura) legati al mare, alla terra e al sole.

Un'economia in crescita ma che ancora non ha raggiunto in valore assoluto la nostra, la crisi del mercato immobiliare e del caro petrolio che rischia di bloccare entrambi i sistemi economici colpiti egual modo al cambio con l'euro, divisioni territoriali tra nord e sud paragonabili (seppur indubbiamente meglio affrontate da loro), spargimenti di sangue tra eta e mafia che macchiano tutti e due i paesi, siamo le due porte d'ingresso all'Europa, grandi attrattive turistiche per gli stranieri (loro un turismo più di massa che spesso stupra le coste, noi uno in termini assoluti minore ma più radicato a cultura e ambiente), due nazioni spesso bistrattate dalle altre; è inevitabile che due popoli con tanto in comune vengano spesso accostate, è successo anche ieri sul campo, si sono affrontate due scuole calcistiche, una spettacolare e divertente (ieri mica tanto) che però con la nazionale non ha mai pagato, l'altra pratica e cinica più volte vincente, questa vinta hanno vinto loro.

Diciamo la verità, tra i vari confronti vi è sempre stato un sostanziale pareggio, ultimamente però loro vincono più frequentemente, anche se ai rigori.

Qual'è dunque la differenza tra Italia e Spagna? È quello che si respira per le strade di Barcellona piuttosto che di Milano, un'aria fresca, giovane, una società dinamica, proiettata verso il domani, con tanta voglia di crescere contro una nazione ormai rassegnata, immobile, che dorme sugli allori e per la quale il futuro è una fiera dalla quale fuggire.

Tutto ciò frutto di due fattori: classe dirigente e mentalità.

Da una parte una politica moderna e giovane (basta guardare l'età anagrafica) finalizzata allo sviluppo (non solo economico), in particolare una sinistra ormai emancipata da un concetto storico e sorpassato di fare politica, affrancata da vecchie ideologie da noi dure a morire, tanto attenta ai diritti civili (anche troppo) quanto all'economia e alla crescita; dall'altra parte Berlusconi (in Spagna sentir parlare di Silvio o di Satana è la stessa cosa) e il PD, tentativo non ancora riuscito di modernizzare la sinistra.

Poi la mentalità: da una parte la cultura del NO dall'altra quella del fare, basti pensare a come è stato affrontato lo stesso problema dell'alta velocità: da una parte la Val di Susa dove il motto è NO TAV, dall'altra il “volem l'AVE pel litoral” a Barcellona, in parole povere la cultura del no sempre e comunque contro una propositiva.

Ed è per questo che se non ci svegliamo, come cittadini e come classe politica, le sconfitte saranno sempre di più, e non solo calcistiche.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Sergio Romano


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permalink | inviato da melgigi il 23/6/2008 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
SOCIETA'
22 giugno 2008
Libero calcio in libero Stato

Un attimo dopo aver preso l’impegno di scrivere un articolo da pubblicare su questo blog, ho pensato: “Bravo, hai fatto, come al solito, la tua spacconata… Ora voglio proprio vedere come farai a trattare l’argomento “calcio” in un blog in cui il filo conduttore è la politica…”
Lo so, lo so potreste dirmi: “Ma di che ti preoccupi? E’ così semplice coniugare politica e calcio, basta raccontare che osservando il fatturato prodotto dall’insieme delle società di calcio di serie A si può affermare che il calcio rappresenti la terza o quarta azienda a livello nazionale, oppure dire che possedere una società di calcio con un bacino di tifosi elevato favorisce la propria popolarità con facilitazioni per l’accesso a ruoli politico-amministrativi di vario genere o ancora che si è persino arrivati a promettere acquisti di grandi e costosissimi campioni durante il periodo di campagna elettorale per, poi, puntualmente smentirli dopo aver vinto le elezioni o ancora che…”
NO. Fermiamoci qua.
Sgombrate le menti da quanto detto finora.
Lasciate stare il calcio-business. Via anche la politica attuale, tanto non è degna di essere chiamata tale.
Ora parliamo del “Calcio” come forma d’arte.
Ora parliamo di Politica e Azione.
Ora parliamo di Libertà.
Cos’è la libertà? Provate a rispondere…
La libertà è… la libertà è… mmm… non è affatto semplice…
Ci sono! La libertà è il liberum arbitrium, è il decidere e scegliere tra una cosa buona e una cattiva…
NO. E’ una buona risposta, ma non quello che ci serve.
Iniziamo col dire che la tradizione filosofica e l’avvento del Cristianesimo (con insieme il concetto di liberum arbitrium) hanno distorto l’idea stessa di libertà; l’hanno trasferita dalla sua sfera di origine (la politica e le faccende umane in genere) ad un ambito interiore: la volontà. Il problema della libertà è oggetto della filosofia per ultimo in ordine di tempo dopo l’essere, il tempo, la natura, etc… Il perché è semplice, nell’antichità la libertà è un concetto esclusivamente politico: è il fulcro della polis greca e della condizione di cittadino; al contempo la tradizione filosofico-politica iniziata con Parmenide e Platone nasce in opposizione alla polis e per questo non poteva entrare come idea nel quadro della filosofia. La libertà vi entra solo quando i cristiani con la conversione di Paolo scoprirono una libertà estranea alla politica. Libertà come evento sperimentabile all’interno del rapporto tra sé e sé, fuori dal rapporto tra gli uomini.Libertà come libero arbitrio.
INTERESSANTE…..ma NON è quello che ci serve.
Un punto, però, l’abbiamo fissato. La sfera d’origine della libertà è la politica.
Ora ci tocca fare un salto nel tempo. Nell’Antichità, nell’Antica Grecia, al tempo della polis e capire chi era l’uomo libero…
Innanzitutto l’uomo poteva essere libero solo se possedeva un posto, una casa nel mondo e per libertà si intendeva la condizione dell’uomo libero, ciò che gli permetteva di muoversi, uscire, incontrare altri uomini. Per far ciò era premessa una liberazione: la liberazione dalle necessità materiali. Ma non era, ancora, automatica la condizione di libertà: per raggiungerla erano necessari altri uomini nella stessa condizione e uno spazio pubblico comune per incontrarsi.
Era necessario un MONDO ORGANIZZATO POLITICAMENTE.
Solo così l’uomo sperimentava l’essere libero come una realtà concreta della vita nel mondo ed è pacifico che l’uomo acquista, per la prima volta, coscienza della libertà (o del suo contrario) nel nostro rapporto con gli altri e non nel rapporto con noi stessi.
Bene, quindi possiamo dire che la libertà è conosciuta nell’ambito politico e che, di conseguenza, solo l’azione e la politica, tra tutte le capacità umane, non potrebbero essere concepite senza presumere l’esistenza della libertà. Essa è la vera ragione per cui gli uomini vivono insieme in un organizzazione politica, l’elemento senza la quale la stessa vita politica sarebbe priva di significato. La POLITICA trova nella LIBERTA’ la sua ragion d’essere e nell’AZIONE il suo ambito sperimentale. In tutti i casi in cui  il mondo costruito dall’uomo non diventa scenario dell’azione e della parola, la libertà non assume portata reale e mondana. Senza un ambito pubblico protetto da garanzie politiche la libertà non appare nel mondo…
Calma, calma… lo so che state pensando: “Ma non si doveva parlare di calcio?” Abbiate fiducia, ora ci arriviamo…
Si è detto, quindi, che l’azione è l’ambito sperimentale della politica e la libertà la sua ragion d’essere…
Ma quando vi è coincidenza tra azione e libertà?
L’azione per essere libera deve esserlo tanto dal movente quanto dal fine dichiarato, ossia dai suoi fattori determinanti, non deve essere sottoposta né alla guida dell’intelletto, né ai dettami della volontà. Gli uomini sono liberi nel momento in cui agiscono, né prima né dopo.
Essere liberi e agire sono la stessa cosa.
L’esempio migliore di coincidenza tra azione e libertà è il concetto machiavelliano di “virtù”: l’eccellenza con cui l’uomo corrisponde alle opportunità spiegate dinanzi a lui dal mondo nella cosiddetta fortuna. Il concetto di “virtù” richiama quello di “virtuosismo” ossia l’eccellenza che noi riconosciamo agli esecutori la cui arte si esprime nell’esecuzione stessa senza concretarsi in un prodotto finale.
Ogni attività in sé ha un elemento virtuosistico, nel senso di perfezione dell’esecutore che eccelle nella sua arte. La politica lo possiede, le arti che non realizzano alcuna “opera” come prodotto finale lo possiedono, il gioco del calcio lo possiede…
Vi è tra queste attività una notevole affinità.
Gli artisti hanno bisogno di un pubblico per mostrare il loro virtuosismo come allo stesso modo gli uomini che agiscono hanno bisogno di altri alla cui presenza comparire; inoltre tutti hanno bisogno di uno spazio a struttura “pubblica” e comunque la loro esecuzione dipende dalla presenza altrui.
Proprio lo spazio non è un attributo fisso e scontato di qualsiasi comunità e per questo è stato necessario un salto nel tempo nell’Antica Grecia, perché la polis greca è stata la “forma di governo” che ha fornito agli uomini uno spazio per apparire nel quale agire. Solo in essa il rapporto tra politica e libertà è immediato perché solo la polis greca era una comunità politica fondata con l’espresso scopo di servire agli uomini liberi.Il fine era conservare uno spazio dove potesse apparire la libertà in quanto “virtuosismo”. Un mondo in cui la libertà è una realtà terrena espressa in parole e azioni a cui si può assistere.
Il gioco del calcio è un’attività affine alla politica della polis. E’ un’attività che possiede un suo elemento virtuosistico: il singolo giocatore deve tendere alla perfezione nell’esecuzione dei vari gesti tecnici costituenti il gioco stesso e, al contempo, la squadra come collettivo tenderà alla perfezione nell’esecuzione tattica dei movimenti di difesa e attacco; d’altronde è innegabile la bellezza visiva di un dribbling perfetto in cui il pallone sembra che scompaia, piuttosto che di una rovesciata o sforbiciata in cui il calciatore sembra sospeso nell’aria o ancora di colpi di testa al pallone, in elevazione, in cui non si capisce se colui che ha colpito il pallone si sia staccato da terra o sia sceso dal cielo… Gesti tecnici tanto belli da affascinare sia l’appassionato che il profano…
Nella ricerca del “virtuosismo” i giocatori e la squadra nel suo insieme deve essere libera, le loro azioni devono trascendere il raggiungimento di un fine, di un risultato. E’ vero che lo scopo del gioco è segnare dei punti per far sì che, alla fine, vi sia una squadra vincente e una perdente, ma non deve essere a ciò a condizionare le azioni individuali e collettive.La vittoria e la sconfitta dovrebbero essere accettate nel gioco, e nella vita in generale, come semplici eventi causali conseguenti alle proprie azioni… Nel momento in cui le azioni dei giocatori e della squadra saranno determinate solamente dalla brama e dalla ricerca smodata del risultato, proprio in quel preciso momento, a priori, sarà stata determinata la sconfitta del singolo e del collettivo.
Anche nel gioco del calcio è necessario un pubblico a cui mostrare il proprio virtuosismo, ma coloro che assistono devono aiutare gli “esecutori” gioendo nella vittoria e applaudendo nella sconfitta perché essi stessi sono stati parte nella ricerca della perfezione e nel tentativo di raggiungere il virtuosismo. Spesso a questa ricerca e all’impegno profuso consegue una vittoria sportiva, ma anche se questa non dovesse giungere si proverà ugualmente un senso di soddisfazione per la consapevolezza di aver dato tutto l’impegno possibile e si troverà lo stimolo per ripartire nel ricordo della perfezione raggiunta dagli avversari.
Attualmente quanto detto finora è impensabile.
Il gioco del calcio, al pari della politica, è dominato dall’idea del risultato a tutti i costi e per ottenerlo si è disposti a calpestare qualsiasi principio. E’ un mondo dominato dal business, dal denaro, dal profitto e dalla tutela di interessi personali… Di conseguenza laddove le azioni diventino dominio delle necessità materiali non vi è più posto per far apparire la libertà.
Non tutto è ancora perso… Passando dai campetti di periferia agli stadi dei professionisti si possono individuare delle rare eccezioni: giocatori che, liberamente, divertono e si divertono e mentre giocano lanciano un urlo, purtroppo silenzioso, per farsi riconoscere come messaggeri di un concetto che sta scomparendo…
Sforziamoci di ricercarli e di riconoscerli.
Sono lì per dispensare emozioni.
A voi, a noi il compito e il piacere di coglierle...

Fabrizio Marzolla

OGGI CONSIGLIAMO: Paolo Manzo

POLITICA
21 giugno 2008
Apologia del qualunquismo

Sono tutti uguali... uno vale l'altro... tanto non cambia niente, io non voto. Quante volte abbiamo sentito queste parole in campagna elettorale, da Beppe Grillo  a Oliviero Toscani, tutti a promuovere l'astensionismo (che comunque non c'è poi stato).

A parte i discorsi su questa pratica che, seppur possa avere qualche valenza simbolica, nei fatti affida il destino del paese e di noi stessi ad altri, qualche ragionamento bisogna farlo; che Veltroni potesse non essere il candidato ideale ci può pure stare (aspetto anche l'evoluzione delle notizie sulla situazione economica di Roma per dare dei giudizi più obiettivi e sereni), ma la scelta, almeno per i leader, era vasta; anche senza voto di preferenza infatti tra i candidati premier si spaziava da Fiore a Turigliatto, passando per Berlusconi, Casini, Veltroni e Bertinotti.

Magari tra tutti questi ancora non compare un candidato ideale ma seppur turandosi naso, bocca e tutto il tappabile qualcuno “meno peggio” da votare c'era.

Mi rivolgo quindi a tutti i qualunquisti secondo i quali tutti sono uguali: siete proprio sicuri che sia così? Pensate davvero che Veltroni avrebbe mai fatto una legge blocca processi? Che Bertinotti avrebbe mai varato un ddl salva rete4? E che Turigliatto, Fiore e tutti gli altri di cui non ricordo neppure il nome avrebbero mai riproposto il lodo Schifani? Vi prego, per la prossima volta, criticate, accusate, lodate, pubblicizzate l'uno o l'altro, ma che non si dica più che sono tutti uguali, altrimenti, invece di essere guidati dal “meno peggio”, ci ritroveremo di nuovo ad essere guidati dal peggio del peggio.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Sergio Rizzo

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