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POLITICA
27 ottobre 2008
Meglio una vita da povero o una morte sicura?

Se la giustizia viene calpestata, se la scuola umiliata, se la piazza insultata, se l'informazione violentata cosa rimane da distruggere? L'ambiente.

Dopo la figura fattaci fare in Europa, dove il nostro Mr B chiedeva alle riforme ambientali sostenibilità (ma non dovrebbero essere le industrie a cercare la sostenibilità?) appoggiato da ben nove altri paesi (quali?); sbugiardato e messo all'angolo dal suo amico ed emulo Sarkozy, la nostra bellissima Puglia subisce ancora una volta il ricatto di un colosso industriale. L'ILVA inquina, è stata condannata e i fatti lo dimostrano, i Tamburi sono il quartiere più inquinato d'Europa, le tecnologie industriali tra le più antiquate (e quindi inquinanti), a Taranto l'incidenza di tumori ai polmoni e leucemie sono più alti del 30% rispetto alla media nazionale, per non parlare di quelli infantili.

La ministra Prestigiacomo ha rimosso gli esperti incaricati delle rilevazioni ambientali utili all'assegnazione dell'AIA (autorizzazione integrata ambientale), ma si stava arrivando a conclusioni non favorevoli per l'industria del neo socio CAI Riva, così i tecnici sono stati rimossi, sostituiti con un nuovo tavolo al quale siedono anche i tecnici dell'azienda che, secondo i dati INES (Invetario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) del 2006 sarebbe la responsabile del 92% delle emissioni di diossina sul totale italiano!!! per non parlare poi del mercurio e del berillio. Magari quando scrivemmo sul caso alitalia che i soci CAI in realtà non volevano essere i capitani coraggiosi che salvano la compagnia di bandiera ma solo speculatori pronti a fare un favore al governo in cambio di qualche aiuto non avevamo tutti i torti.

Ora pongo una domanda ai lettori è vero, come dice Vendola, che “Ci si mette davanti all'opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura“. E' questa l'unica prospettiva: morire poveri o troppo presto?


MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Rizzo e Stella

NB guardate i due video della trasmissione Malpelo di la7 sul caso Taranto VIDEO1VIDEO2

dal consiglio di lettura si capisce come noi del blog siamo i primi a credere nella necessità di una riforma profonda dell'università, ma non fatta in questo modo.

POLITICA
25 ottobre 2008
Una protesta "sincera"



Quando si assiste ad una manifestazione studentesca viene quasi sempre spontaneo chiedersi se quei ragazzi stiano manifestando per l’esistenza di un reale disagio rispetto ciò che gli succede attorno o se stiano solo cercando di evitare la noia di qualche ora di lezione (ricordo ai tempi del liceo i famosi scioperi contro il malfunzionamento dei termosifoni che ogni ottobre-novembre diventavano la cosa più importante per noi studenti).

Scherzi a parte c’è da dire che è vero, spesso molti studenti vanno in piazza solo per saltare la scuola ma bisogna rendersi conto che questa volta, in occasione della protesta contro i decreti Gelmini-Tremonti, le cose non stanno esattamente così… A parte il fatto che le manifestazioni studentesche degli ultimi anni non hanno mai avuto dimensioni come quella di questi giorni, che ha visto oltre alla partecipazione straordinaria di istituti marchiati da sempre come politically correct (vedi la Normale di Pisa) anche la partecipazione di insegnanti, professori e ricercatori e genitori, il motivo della protesta non è più quello dei termosifoni ma appare ben più importante: quei due decreti denominati impropriamente Gelmini-Tremonti (sono stati scritti entrambi da Tremonti, la Gelmini si è limitata a firmare le disposizioni per la scuola elementare in continuità con le sue abitudini nel comune di Desenzano) che vorrebbero smantellare la scuola pubblica a favore di quella privata e, al contrario di quanto si vada dichiarando, eliminare quel poco di meritocrazia che ancora c’è a favore di un’istruzione classista.

Sorvolando sui provvedimenti “minori”, o meglio dire “di facciata”, come l’introduzione del voto in condotta, del voto in decimali, del grembiule, dell’educazione civica e stradale e del maestro unico che possono essere più o meno condivisi ma che non alterano la struttura di un sistema da riformare ma non da smantellare, passiamo subito a parlare del cuore del problema.

Con l’art. 16 si concede alle università la possibilità di diventare fondazioni private ma se si considera che con il taglio previsto agli atenei di 1.441 milioni di euro in quattro anni ( art. 66 comma 13) e con l’impossibilità di aumentare le tasse oltre un certo limite imposto, giustamente, per legge poche università riuscirebbero a sopravvivere si capisce facilmente come questa “possibilità” sia più simile ad una costrizione.

I privati diventerebbero quindi proprietari e amministratori di tutti i beni materiali e immobili delle università e sarebbero liberi di stabilirne le tasse, che a questo punto non sarebbero più soggette ad alcuna limitazione. Inoltre verrebbero privilegiati determinati corsi di laurea che portino benefici ai nuovi proprietari. Corsi di laurea considerati inutili per gli interessi delle aziende e delle società che avranno acquistato l'università verranno chiusi per dirottare personale e fondi a corsi considerati più produttivi.

Le conseguenze sarebbero un pesante danneggiamento della ricerca, che non sarebbe più spinta dal puro interesse culturale e sociale, ma dai fondi messi a disposizione e dalle commissioni dirette dei vari enti e gli studenti che si ritroverebbero a scegliere l’università in base alla propria disponibilità economica e a ritrovarsi con titoli di studio dal differente peso.

Oltre a tuttio ciò a dar fastidio c’è il fatto che ancora una volta il governo abbia fatto ricorso ad un decreto legge per far fronte ad una situazione che non è di emergenza, sottraendo al Parlamento l’esercizio della funzione legislativa.

La protesta in atto è sicuramente una positiva presa di coscienza da parte dei giovani e dei meno giovani nei confronti della situazione nazionale; hanno oltrepassato le frontiere di una scadente informazione televisiva e si sono sostituiti a quell’opposizione che sta permettendo all’attuale governo i più grandi scempi. Non regge il paragone col ’68 ma di certo quella di questi giorni è una protesta “sincera”.


Manthix


OGGI CONSIGLIAMO: Piero Ostellino




permalink | inviato da Manthix il 25/10/2008 alle 17:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
SOCIETA'
18 ottobre 2008
Lettera a Roberto Saviano

Roberto, hai dichiarato di voler lasciare l'Italia: fai bene, vattene. Non ti meritiamo. Non si può vivere in un paese che ti isola, dove la cosa più banale, il senso di giustizia, ha così tante sfaccettature da impedirne una definizione compiuta.

Non si può vivere in un paese dove la libertà di espressione è bloccata o dalla mala vita o dal governo.

Non si può vivere in un paese, magari il proprio paesello, dove ti dicono che potevi farti i cazzi tuoi, che la camorra non fa niente di male, che sei solo un romanziere. LINK

Non si può vivere in un paese dove ti arriva solidarietà da un presidente del consiglio che ha però tra le sue amicizie più forti Marcello Dell'Utri.

Non si può vivere in un paese dove anche la stampa cerca di infangare il tuo nome (sebbene il soggetto non sia a mio giudizio un giornalista). LINK

Non si può vivere in un paese dove nemmeno il ministro degli interni riesce ad esprimere piena solidarietà.

Non si può vivere in un paese incapace di lottare insieme per quello che dovrebbe essere il primo punto nell'agenda di un governo italiano: la lotta alla criminalità organizzata.

Non si può vivere in un paese dove gli accusati diventano accusatori.

Non si può vivere in un paese dove se scrivi un libro di denuncia nessuno ti affitta più una casa, ma se sei moglie di un boss puoi continuare a vivere nella tua casa, anche se sequestrata.

Sacrificare la propria vita per chi? Per cosa? Qualunque battaglia, anche le più nobile (e la tua è tra più nobili) per essere vinta ha bisogno di un esercito, un lottatore isolato non ce la può fare!

Ecco perchè ti direi VATTENE, riprenditi ma tua vita, ma dalle pagine del tuo libro si capisce come questo sia purtroppo ormai impossibile, i tuoi nemici sono dappertutto, rifugiarti all'estero non può garantirti. Purtroppo sei in un cammino senza ritorno, non puoi fare altro che andare avanti, continua, se ti può essere utile ti seguiremo, non sarai solo.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Richard Evans



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permalink | inviato da melgigi il 18/10/2008 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
POLITICA
10 ottobre 2008
Lezioni di democrazia

Dopo aver impartito lezioni di etica alla figlia Barbara, il nostro Silvietto ha cominciato ad insegnarci la democrazia, e non scrivendo lunghi ed incomprensibili testi filosofici come quei brutti comunisti che mangiano i bambini, lui lo fa con i fatti, sono quelli che contano.

Ha così tanto rispetto della democrazia da dire che non parlerà con chi va in piazza, giustissimo, questi barboni che vanno in piazza perchè non hanno niente da fare e vorrebbero diffamare per l'ennesima volta il suo buon nome, se vogliono il dialogo che stessero in parlamento a sentire lui, poi se vogliono possono pure parlare, ma alla fine a vanvera essendo ormai i banchi del parlamento sono una platea dalla quale si assiste al grande guru, al successore di Gelli che mette in pratica le sue volontà con efficienza senza quell'inutile perdita di tempo delle interrogazioni parlamenti e dei vari dibattiti, poi con quei “coglioni” di giustizialisti e comunisti...

E poi cosa vuol dire andare in piazza, permettere anche a quelli senza villa in sardegna e una piccola fabbrichetta con 500 schiavi di parlare? Ma per favore... non si partecipa certamente così alla democrazia... e dove si è visto mai?

Che vuol dire che anche lui è sceso in piazza contro i dico, in quell'occasione fu la gente a portarlo in gloria per difendere la sacralità della famiglia, come esempio da portare ai posteri!

Ma tanto non potete capire, questo blog è pieno di comunisti giustizialisti, il peggio del peggio del peggio, magari siete pure giudici o giornalisti. Menomale che c'è Uolter che comincia ad imparare...

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Thomas Migge


9 ottobre 2008
9 ottobre

Non capita spesso che una sola data offra l’occasione di fermarsi e riflettere un po’ su due diversi eventi storici ugualmente tragici ed è per questo che oggi mi sono trovato in leggera difficoltà quando accingendomi a scrivere sul blog dovevo scegliere se rendere omaggio al rivoluzionario argentino Ernesto Che Guevara, ucciso quarantun anni fa in Bolivia mentre combatteva per “gli sfruttati e i sottosviluppati del mondo”, o se ricordare il disastro del Vajont, emblema dell’avidità umana, che nel ‘63 provocò 1917 vittime.

E’ per questo che alla fine ho deciso di parlare brevemente di entrambi.




Il 9 ottobre 1967 venne giustiziato, e consegnato alla leggenda, Ernesto Che Guevara, uno dei personaggi più discussi dell’ultimo secolo ma anche uno dei più popolari sia in ambienti di sinistra che di destra. Con la sua morte, infatti, divenne il simbolo delle lotte giovanili degli anni successivi e, ahimè, anche oggetto di numerose operazioni di mercato volte a lucrare sulla sua immagine.

Penso che qualunque sia l’idea politica di ognuno non si possa non apprezzare la coerenza che lo ha portato a lottare per quella larga parte della popolazione mondiale che vive oppressa ed esclusa. Egli partecipò infatti alla rivoluzione di Cuba senza secondi fini, rifiutando ogni tipo di onorificenza politica o economica, e dopo la vittoria ed una breve esperienza politica (quel tanto che bastava per capire che non era la sua vocazione) ripartì per “esportare la rivoluzione” nel Congo e poi di nuovo in Sud America.

Questo suo disinteresse per i beni materiali a favore del diritto di tutti a condurre una vita dignitosa non è forse il messaggio che la Chiesa cattolica ha sempre voluto infondere?

Che Guevara è stato un esempio vivente (non l’unico) dell’esistenza di un’etica laica, a differenza di quello che hanno sempre pensato i fondamentalisti cattolici, che l’etica sia solo una prerogativa della religione.

E’ per questo che mi sono divertito a “giocare” sulla somiglianza tra l’immagine del Che disteso sul letto di morte e il celebre quadro del Mantegna, il “Cristo morto”.

 



Quello del Vajont è riconosciuto come “il peggior disastro ambientale mai accaduto nel mondo provocato dall’uomo”.

Il 9 ottobre del 1963, alle 22:39, una frana staccatasi dal Monte Toc (in friulano “Monte Marcio”), nel Bellunese, precipitò nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont provocando un’onda che scavalcò la diga e travolse i paesi sottostanti.

Raccontato così potrebbe sembrare un normale incidente naturale, come può essere un uragano o un terremoto, qualcosa di inevitabile, ma la gravità della vicenda sta nel fatto che durante tutto il periodo precedente la costruzione della diga si erano già avute esperienze che mettessero in evidenza la “cattiva” geologia del territorio e la non agibilità dello stesso a quello scopo e quindi il disastro poteva e doveva essere evitato.

I cittadini locali avevano a lungo protestato contro la diga e denunciato errori nel progetto ma le loro richieste non furono mai ascoltate. La SADE (Società Adriatica di Elettricità), infatti, aveva fretta di completare l’opera per poi venderla all’ENEL, visto che nel ’62 venne nazionalizzato il settore elettrico.

Tutto ciò fa tornare in mente quanto sta accadendo in Italia negli ultimi anni a proposito delle “grandi opere” come la TAV Torino-Lione o il ponte sullo stretto di Messina. I comitati locali denunciano inadeguatezze nei progetti eppure nessuno si degna di ascoltarli. Chiediamo più rispetto per l’ambiente ma i vari governi continuano ad andare avanti inseguendo non si sa quali vantaggi economici. Anche nel caso del Vajont l’obiettivo finale era la costruzione di una centrale idroelettrica che potesse portare vantaggi alla popolazione ma abbiamo visto quali sarebbero stati questi “vantaggi”.


Manthix


OGGI CONSIGLIAMO: Beppe Severgnini


POLITICA
8 ottobre 2008
Non sempre è tutto da buttare

Non sempre è tutto da buttare


Guardiamo la riforma Gelmini, così aspramente combattuta negli ultimi giorni, cosa prevede:

MAESTRO UNICO:A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sarà reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi.

GRADUATORIE: Per l'immissione in ruolo dei docenti, le graduatorie per le scuole elementari saranno su base provinciale (come ha chiesto la Lega) e non su base nazionale.

RITORNO AI VOTI DECIMALI

RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA

LIBRI DI TESTO: Contro il «caro libri» il decreto prevede che i testi scolastici adottati durino almeno cinque anni nella scuola elementare e sei nella scuola media e superiore (salvo appendici di aggiornamento eventualmente necessarie).

EDUCAZIONE CIVICA: Ritorna nelle aule lo studio dell'educazione civica: «Cittadinanza e Costituzione».

Cosa c'è di sbagliato in tutto ciò (chiaramente dal mio modesto punto di vista):

-lo svuotamento del potere parlamentare, una riforma che giochi sulla futura formazione degli uomini di domani deve essere discusso, sempre messo in discussione e non imposto, per non ritrovarci di nuovo a vedere un ex parlamentare di rifondazione che non conosce nemmeno la data della caduta del muro di Berlino... è troppo. Neppure la fretta derivante dal bisogno di tagli non giustifica un comportamento dittatoriale a cui ci stiamo purtroppo abituando.

-maestro unico, non è un di-per-se una tragedia, io ho avuto per i primi due anni della mia scuola elementare una maestra unica ed è stato stupendo, ottima persona e grande preparazione, se ho fatto qualcosa di buono in seguito una piccola parte di merito lo ha anche lei. Il perchè oggigiorno il maestro unico non possa funzionare è da ricercarsi nella necessità di nuove conoscenze imposte (giustamente) dall'attuale società: informatica ed inglese, e se per la prima un BUON corso d'aggiornamento potrebbe bastare per la seconda NO, servono madrelingua, anche i neolaureati in lingue (che il più delle volte non hanno fatto nemmeno esperienze all'estero) sono spesso insufficienti. Inoltre vi è un fatto pratico, in un sistema scolastico dove nessuno controlla la reale capacità educativa dell'insegnante, il rischio di capitare per cinque anni con un'insegnante incapace è troppo alto, non lo si può correre, se invece ho tre insegnanti magari il rischio diminuisce; lo so è un discorso sbagliato, ma pragmatico.

-graduatorie: se io ho un tot di punti che non mi permette di accedere all'insegnamento nella mia provincia ma in un'altra si, perchè non mi dovrei spostare, su cosa si basa questa strenua difesa della territorialità, sulla possibilità che il figlio di Bossi (seppur bravissimo e geniale) possa essere bocciato da professori del sud? Facciamo i seri...

-la non ben chiara copertura finanziaria.

Cosa c'è di buono:

  • i principi che hanno ispirato il voto in condotta, se la scuola deve educare e non solo insegnare è giustissimo che anche il comportamento venga valutato.

  • Voti in decimali, in realtà cambia poco, solo la forma, ma vi sono maggiori sfumature tra i ragazzi e sono di più rapida e semplice interpretazione.

  • Ritorno dell'educazione civica, spesso bistrattata. Se questa servirà ad insegnare veramente a tutti gli studenti,italiani e non, magari anche a qualche presidente del consiglio, i principi della costituzione, del vivere civile, del rispetto per l'ambiente, della convivenza civile, l'Europa, il lavoro e la scuola sarà raggiunto un altissimo risultato. Ricordiamo che il primo ad introdurla nei programmi su Aldo Moro nel '58 come risposta al bisogno di disintossicare i libri di testo, e l'istruzione generale, da quelli che venivano considerati i veleni della propaganda fascista. Certo ammetto che anche quando studiavo io era prevista dai programmi ma sacrificata a vantaggio di materie umanistiche o matematica, se deve essere solo propaganda allora è inutile, se è una riforma sostanziale no.

    MelGigi

    OGGI CONSIGLIAMO: Vincenzo Ruggiero

POLITICA
5 ottobre 2008
Dittatura-democrazia

Prendo spunto da un articolo del Manifesto di Alberto Asor Rosa e da una riflessione su di esso di Zibaldone2.

L'articolo cerca di confrontare l'era Berlusconiana e il ventennio fascista, una dittatura e una democrazia (almeno così viene definita).

si può comparare una democrazia (quale che sia) a una dittatura, arrivando alla conclusione che la democrazia è peggiore della dittatura?”

Così come Enzo credo sia importante definire cosa si intende per democrazia (forma di governo in cui il potere è retto dal popolo De Mauro) e dittatura (forma di governo autoritario, caratterizzata dalla concentrazione nelle mani di un solo uomo, o di un gruppo ristretto di politici o militari, del potere politico conquistato mediante la sovversione dell’ordine costituzionale e mantenuto per mezzo di sistemi polizieschi De Mauro).

Democrazia è perciò partecipazione, attiva e passiva, alle decisioni del governo; è determinazione di diritti e doveri; è gestione del bene comune da rappresentanze popolari responsabili della cosa pubblica e che dovrebbero alienarsi dai propri interessi; mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza e valorizzare le peculiarità, le capacità, le attitudini di ognuno; un sistema imperfetto nel quale vengono garantite le libertà essenziali (informazione, sanità, istruzione, assistenza sociale), il cui obiettivo è il bene comune anche a discapito dell'interesse del singolo o di gruppi.

Dittatura è al contrario un sistema sociale nel quale il potere decisionale è nelle mani di pochi o addirittura di una sola persona, nel quale il popolo è estraneo alle decisioni; non vengono garantite le libertà essenziali; il cui scopo è l'omologazione dell'individuo visto come numero, strumento utile allo stato, alienizzazione dell'individuo; imposizione (spesso con la forza) di decisioni, creazione di cultura ed informazione ad hoc; il male assoluto che non può nemmeno essere giustificato come strumento [di cui dispone] una classe asservita ad un’altra, o [come risposta di] uno Stato in pericolo di aggressione economica e militare da parte di un altro Stato, per difendere le proprie conquiste sociali ed economiche.

Se ciò è vero bisogna dire che in realtà Alberto Asor Rosa non mette in realtà in comparazione una dittatura (il fascismo ndr, non si sa mai qualcuno non capisse) con un sistema che di democratico ha poco ma le cui peculiarità non possono (ancora) farlo rientrare nel calderone delle dittature (il governo Berlusconi); il berlusconismo assicura le libertà essenziali dell'individuo(almeno formalmente), ma cerca di non permetterne lo sviluppo (vedi provvedimenti scuola, informazione); un sistema nel quale il bene comune può essere raggiunto solo qualora non intacchi il bene del singolo al potere; nel quale grandi valori come patria, solidarietà sociale, unità nazionale, sviluppo morale ed intellettuali sono declassati a favore di meno onorevoli profitto e mera crescita economica; l'avversario diviene nemico da annientare (al contrario delle dittature più blasonate non fisicamente ma moralmente, intellettualmente e politicamente); il potere non viene gestito con la forza di milizie ma con forme più subdole ed efficaci; un governo però eletto democraticamente dal popolo sovrano e non auto impostosi, perciò da accettare ma anche da criticare, denunciare ed infastidire.

In presenza di una democrazia compiuta, seppur incompleta, essa risulterebbe perciò sempre vincitrice in un confronto con una qualunque dittatura; è la democra-dittatura berlusconiana che ne risulta sconfitta.

MelGigi

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