.
Annunci online

contracorriente
diciamo ciò che pensiamo, liberamente
9 ottobre 2008
9 ottobre

Non capita spesso che una sola data offra l’occasione di fermarsi e riflettere un po’ su due diversi eventi storici ugualmente tragici ed è per questo che oggi mi sono trovato in leggera difficoltà quando accingendomi a scrivere sul blog dovevo scegliere se rendere omaggio al rivoluzionario argentino Ernesto Che Guevara, ucciso quarantun anni fa in Bolivia mentre combatteva per “gli sfruttati e i sottosviluppati del mondo”, o se ricordare il disastro del Vajont, emblema dell’avidità umana, che nel ‘63 provocò 1917 vittime.

E’ per questo che alla fine ho deciso di parlare brevemente di entrambi.




Il 9 ottobre 1967 venne giustiziato, e consegnato alla leggenda, Ernesto Che Guevara, uno dei personaggi più discussi dell’ultimo secolo ma anche uno dei più popolari sia in ambienti di sinistra che di destra. Con la sua morte, infatti, divenne il simbolo delle lotte giovanili degli anni successivi e, ahimè, anche oggetto di numerose operazioni di mercato volte a lucrare sulla sua immagine.

Penso che qualunque sia l’idea politica di ognuno non si possa non apprezzare la coerenza che lo ha portato a lottare per quella larga parte della popolazione mondiale che vive oppressa ed esclusa. Egli partecipò infatti alla rivoluzione di Cuba senza secondi fini, rifiutando ogni tipo di onorificenza politica o economica, e dopo la vittoria ed una breve esperienza politica (quel tanto che bastava per capire che non era la sua vocazione) ripartì per “esportare la rivoluzione” nel Congo e poi di nuovo in Sud America.

Questo suo disinteresse per i beni materiali a favore del diritto di tutti a condurre una vita dignitosa non è forse il messaggio che la Chiesa cattolica ha sempre voluto infondere?

Che Guevara è stato un esempio vivente (non l’unico) dell’esistenza di un’etica laica, a differenza di quello che hanno sempre pensato i fondamentalisti cattolici, che l’etica sia solo una prerogativa della religione.

E’ per questo che mi sono divertito a “giocare” sulla somiglianza tra l’immagine del Che disteso sul letto di morte e il celebre quadro del Mantegna, il “Cristo morto”.

 



Quello del Vajont è riconosciuto come “il peggior disastro ambientale mai accaduto nel mondo provocato dall’uomo”.

Il 9 ottobre del 1963, alle 22:39, una frana staccatasi dal Monte Toc (in friulano “Monte Marcio”), nel Bellunese, precipitò nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont provocando un’onda che scavalcò la diga e travolse i paesi sottostanti.

Raccontato così potrebbe sembrare un normale incidente naturale, come può essere un uragano o un terremoto, qualcosa di inevitabile, ma la gravità della vicenda sta nel fatto che durante tutto il periodo precedente la costruzione della diga si erano già avute esperienze che mettessero in evidenza la “cattiva” geologia del territorio e la non agibilità dello stesso a quello scopo e quindi il disastro poteva e doveva essere evitato.

I cittadini locali avevano a lungo protestato contro la diga e denunciato errori nel progetto ma le loro richieste non furono mai ascoltate. La SADE (Società Adriatica di Elettricità), infatti, aveva fretta di completare l’opera per poi venderla all’ENEL, visto che nel ’62 venne nazionalizzato il settore elettrico.

Tutto ciò fa tornare in mente quanto sta accadendo in Italia negli ultimi anni a proposito delle “grandi opere” come la TAV Torino-Lione o il ponte sullo stretto di Messina. I comitati locali denunciano inadeguatezze nei progetti eppure nessuno si degna di ascoltarli. Chiediamo più rispetto per l’ambiente ma i vari governi continuano ad andare avanti inseguendo non si sa quali vantaggi economici. Anche nel caso del Vajont l’obiettivo finale era la costruzione di una centrale idroelettrica che potesse portare vantaggi alla popolazione ma abbiamo visto quali sarebbero stati questi “vantaggi”.


Manthix


OGGI CONSIGLIAMO: Beppe Severgnini


POLITICA
30 giugno 2008
Tutti attorno ad un TAVolo

Personalmente non credo che il collegamento ferroviario ad alta velocità tra Torino e Lione costituisca un’urgenza per il nostro Paese, ci sono questioni più importanti e di maggior impatto sociale che sarebbe opportuno risolvere prima di passare ad investire su una tecnologia più avanzata come la TAV. E non mi sto riferendo come al solito alla libertà d’informazione, alla giustizia o al precariato, che riguardano altri settori, ma, rimanendo sempre nell’ambito trasporti, si pensi alla situazione dei pendolari che ogni mattina per recarsi sul posto di lavoro sono costretti a viaggiare su treni (se passano) come se fossero bestiame, o si pensi alle condizioni dell’autostrada A3 (la famosa Salerno-Reggio Calabria), o a quelle delle ferrovie del Sud Italia (Sicilia, Salento, Basilicata).
Detto questo, però, non credo che realizzare questa “grande opera” sia poi uno spreco di denaro, è comunque un investimento. E’ sempre bene, infatti, tenersi al passo con i tempi; pensiamo a tutto il danno che ci derivò dal ritardo nella costruzione di ferrovie rispetto al resto dell’Europa negli anni della seconda rivoluzione industriale.
L’unico punto su cui avevo dubbi era la questione di coloro che, essendo residenti nelle località dove sarebbe dovuta passare l’alta velocità, erano contrari alla sua costruzione. Mi chiedevo se fosse giusto dare inizio ai lavori senza curarsi delle lamentele di chi, se anche fosse una minoranza, poteva sicuramente cogliere meglio di ogni altro gli aspetti negativi dell’opera. A mio parere no; si sarebbe dovuto discutere con i manifestanti, ascoltare le loro motivazioni, quindi se si fossero rivelate infondate dare loro rassicurazioni ma, nel caso in cui ci si fosse resi conto che i loro argomenti erano validi, essere disposti ad ammettere i propri errori.
E’ per questo che reputo positiva la notizia del raggiungimento dell’accordo tra l’Osservatorio tecnico della Torino-Lione e i sindaci locali per la realizzazione della TAV. Sembra che il dialogo ci sia stato e che sia stata individuata una tratta che accontenta tutte le parti in gioco e questo, a mio avviso, è un grande esempio di come si dovrebbero fare le cose (valga da insegnamento per chi deve “piazzare” le discariche in Campania).

In realtà non sono tutte le parti in gioco ad essere state accontentate, ma tutte tranne una: i NO-TAV. Non conoscendo ancora bene i particolari dell’accordo raggiunto non voglio esprimermi nel merito e dare torto a chi ancora non è soddisfatto dell’intesa raggiunta ma leggendo sulla stampa alcune loro dichiarazioni (“Mai e poi mai”, “Sempre e per sempre NO-TAV”, “Saremo sempre contro la TAV” ecc…) mi viene da dubitare delle basi della loro protesta. Perché opporsi senza se e senza ma? Perché escludere a priori la possibilità di arrivo ad una soluzione condivisa?

Manthix

OGGI CONSIGLIAMO: Marco Neirotti

sfoglia
settembre        novembre

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Autori

Manthix
Melgigi


Link consigliati

 




Iniziative

ombre extra parlamentari

Diffondi il progetto Ombre Extraparlamentari, copia il codice:

 







Basta!



passaparola

STOP ALL'USO DEI BAMBINI SOLDATO!





Supporta Ecoogler.com, Il motore di ricerca ecologico



Sostieni Contracorriente

contracorriente


 

 

contracorriente

 

contracorriente

 


directory blog Registra il tuo sito nei motori di ricerca

 

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog