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diciamo ciò che pensiamo, liberamente
POLITICA
31 luglio 2008
La morte della Sinistra

Un tempo eventi del genere sarebbero stati annunciati dai giornali con titoli tipo “Affinità e divergenze tra il compagno Ferrero e il compagno Vendola”.

Ma prima era diverso.

Oggi i congressi di partito non si fanno più per arrivare ad una sintesi tra diversi punti di vista, il loro unico obiettivo è proclamare un vincitore. Ed è proprio per questo che già dalle prime battute del congresso di Rifondazione Comunista a Chianciano avevo avuto qualche perplessità. Era difficile, infatti, concepire che un partito dichiaratamente contrario ai verticalismi volesse adottare questa strategia per superare la recente sconfitta elettorale. Ma al di là di come fosse iniziato questo congresso, quello che veramente mi ha sconvolto è stato il modo in cui si è concluso.

Il congresso, infatti, poteva essere l’occasione giusta per riflettere sugli errori commessi in passato dal partito ma è stata sprecata e la vittoria della linea più estremista, ma anche più “conservatrice”, di Ferrero ritengo sia la dimostrazione di tutto ciò.

Non si sono chiariti bene, a mio parere, i motivi della sconfitta elettorale; si è pensato che la batosta sia derivata semplicemente dall’abbandono della falce e martello e non si è capito che per cercare di migliorare questo Paese è necessario governarlo, magari rispettando le promesse, e non semplicemente scendere in piazza (in questo modo si può solo evitare che le cose peggiorino ma oggigiorno non basta).

Così si è rinunciato a seguire la strada indicata da Nichi Vendola, personaggio che già nel recente passato ci aveva dato prova di come fosse possibile portare al governo (anche se solo di una regione) un “estremista” e di come si possano unire le simpatie dei comunisti e di coloro che invece non si ritengono rappresentati da questo appellativo ma che comunque ne condividono buona parte dei valori.

La mozione 2, presentata da Vendola, si proponeva di dare un taglio netto col passato, ma non quello comunista, come qualcuno ha criticato, bensì quello segnato da una mentalità rigidamente legata alle ideologie e ai luoghi comuni. Ed è proprio questo che sarebbe servito. C’è ormai da tempo l’esigenza di una novità e di soluzioni innovative in politica e invece si è scelto di puntare sul “vecchio”, di cercare di recuperare i voti persi piuttosto che cercare di ottenerne di nuovi offrendo risposte a chi, pur non votando Rifondazione, per lo meno la stimava per la coerenza.

Come si può dar credito ora ad un partito che era nato con l’idea di essere in continua evoluzione e al passo coi tempi e che invece torna a far sue ideologie vecchie e superate?

A questo punto penso proprio che la Sinistra in Italia abbia finito di esistere. Dopo questa seconda sconfitta in soli quattro mesi non c’è più alcuna possibilità di rinascita.


Manthix


OGGI CONSIGLIAMO: Umberto Eco

26 giugno 2008
Perché ContraCorriente

Vi chiederete come mai solo ora pubblichiamo un post che, a rigor di logica, sarebbe dovuto essere scritto all’apertura del blog e forse la risposta va ricercata nel fatto che noi autori avevamo dato per scontato il significato del nome ContraCorriente. Per fortuna il commento di uno degli amici che ci sostengono ci ha fatto riflettere circa l’opportunità di chiarirlo e quindi, scusandoci per il ritardo, lo abbiamo fatto.

Innanzitutto il nome fa riferimento ad un motto spagnolo che recita “oposición tambien es ir contracorriente” (opposizione è anche andare controcorrente) e, essendo noi due ragazzi di sinistra e considerando la svolta a destra che ha avuto l’Italia nelle ultime elezioni, abbiamo pensato di fare un’opposizione al governo (ma non solo) sulla rete, in uno spazio accessibile a tutti e democratico. Non si pensi, però, che questo blog sia politicizzato; non spalleggiamo alcun partito politico, ci limitiamo ad esprimere le nostre idee e riflessioni riguardo ciò che ci succede attorno, anche se è inevitabile che emergano le nostre idee politiche riguardo i vari temi. E allo stesso modo non si pensi che il blog sia aprioristicamente antiberlusconiano perché se anche sia nato con lo scopo di criticare, qualora fosse necessario, le scelte di questo governo non dubito che sarebbe altrettanto critico con qualcun altro al potere.
E’ questo, quindi, per noi, il significato di essere ContraCorriente: poter dire ciò che pensiamo, liberamente (cosa assai rara in questo periodo storico), senza influenze ideologiche.

Il logo del nostro blog, come vedete, è la C (di contracorriente) con un salmone che la attraversa. E’ facile arrivare a capire il legame col pesce nordico, capace di risalire la corrente dei fiumi pur di dare alla propria prole un ambiente adatto allo sviluppo. Analogamente noi andiamo ContraCorriente rispetto alla stampa, alle televisioni e alla massa che segue le demagogie dei politici di oggi per cercare di lasciare ai nostri successori un mondo migliore in cui crescere.

OGGI CONSIGLIAMO: Chiara Valentini

POLITICA
18 giugno 2008
Finalmente opposizione!

Bisogna dirlo, a qualcosa è servito lo scandaloso emendamento blocca-processi appena approvato dal Senato con il quale il governo sospende tutti i processi per reati “non gravi” (vai a capire poi chi giudica la gravità di un reato) commessi fino al giugno 2002. Finalmente è stata squarciata quella tela che Veltroni cercava di tessere a quattro mani insieme a Berlusconi. Dico “finalmente” perché a quel lavoro di taglio e cucito era solo Walter ad applicarsi mentre il Presidente del Consiglio si limitava a prendere le misure dell’abito da sera personale che da quella tela sarebbe uscito e nel frattempo, astutamente, a incoraggiare pubblicamente l’entusiasmo del suo antagonista.
Sicuramente non è per questo singolo fatto che è avvenuta la rottura del dialogo tra i due ma esso rappresenta piuttosto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Negli ultimi tempi infatti erano state tante le occasioni per alzarsi dal tavolo delle trattative ma l’opposizione aveva sempre preferito ingoiare il boccone amaro pur di non mostrarsi, agli occhi della gente, come “i soliti comunisti guastafeste”. Gli unici che avevano manifestato una chiara contrarietà all’operato del governo erano stati i dipietristi, che col comunismo c’entrano ben poco.
Ma come si dice, meglio tardi che mai, così alla fine è successo che mentre a Palazzo Madama ci si apprestava a votare la “salva-premier” i senatori del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori hanno lasciato l’aula come forma di protesta. E mentre negli ultimi mesi Veltroni esultava per la cacciata dal Parlamento dei partiti di sinistra e gongolava in attesa di bandirli anche dal Parlamento Europeo ora si ritrova a riaprire a Rifondazione, tant’è vero che proprio ieri ha incontrato l’ex segretario Franco Giordano.

Personalmente ho dei dubbi sull’opportunità di un’alleanza ancora una volta fondata sull’antiberlusconismo e che racchiuda in se partiti agli antipodi (sarei molto più felice se si lasciassero fuori i catto-centristi) ma in tutta questa situazione c’è una cosa che mi rende più speranzoso per il futuro e cioè il fatto che da adesso si smetterà di giocare alle ombre cinesi e si farà un’opposizione degna di questo nome…almeno lo spero!

Manthix

OGGI CONSIGLIAMO: Andrea Bonanni

POLITICA
29 aprile 2008
Vento forte da destra

Anche l'ultima roccaforte della sinistra è caduta: Roma è di Alemanno.
   Ma come mai la sinistra in Italia è oggi così debole? in molti ci hanno ragionato e molte sono le ipotesi. Forse è stata la nascita del PD? Non credo, penso invece che la presenza di un progetto nuovo e riformista sarà il trampolino per il rilancio della sinistra; magari qualcosa la si può imputare alla giovane età del soggetto politico.
   E' stata la scelta del leader? No, la scelta è stata quella giusta, chi altri avrebbe fatto le scelte coraggiose (correre da soli, sfoltire la schiera degli alleati, proporre un programma ed linguaggio nuovo e moderno) come ha fatto Veltroni? Non critico nemmeno il suo "maanchismo", inteso come la giusta sintesi,come rivisitazione del latino "in medio stat virtus", ma magari mi sbaglio ed è solo un modo, l'ennesimo, per costringere insieme un'accozzagia di idee diverse.
   E' stata colpa del mancato rinnovamento delle classi dirigenti? Nemmeno, guardate a destra,non cambia niente eppure stravincono.
   Anche l'idea di tenere lontana la SA non è stata sbagliata, non si può essere uniti solo sotto il vessillo dell'anti-berlusconismo, ci deve essere convergenza programmatica, cosa che nel governo Prodi non c'era; ed il fatto che, ai fini del PD, la scelta si stata quella giusta lo dimostrano i voti strappati proprio alla SA, magari inneggiando al voto utile.
  
   Il problema della sinistra è per me, invece, quello di non saper più parlare alle genti, i traguardi ottenuti dal governo Prodi (uscita dalla procedura di infrazione per debito eccessivo, lotta all'evasione, moratoria sulla pena di morte) non interessano gli italiani, che invece vogliono risposte su sicurezza, lavoro, stipendi, domande alle quali la sinistra non riesce più a rispondere, nei confronti delle quali non è più credibile. In questi anni abbiamo assistito a liti su PACS, DICO, TAV, DAL MOLIN, a leggi scellerate come l'indulto, a Mastella, perdendo ogni credibilità. La campagna elettorale è stata all'insegna del tono pacato, quando bisognava, invece, "mostrare le palle", che non vuol dire essere maleducati o volgari ma gridare a gran voce i propri programmi, rispondere alle accuse, attaccare i difetti della destra, senza paura dell'etichetta di antiberlusconiano, chi è di sinistra DEVE essere anti-berlusconiano.
Invece niente,immobilità. Siamo stati battuti da un giullare, venditore di favole, dalla persona che più di ogni altri dovrebbe essere accusata della rovina dell'Italia, dal Cainano che meno di ogni altri dovrebbe poter rispondere a domande su lavoro, sicurezza e stipendi.

   Guardiamo il bicchiere mezzo pieno,speriamo che questa doccia fredda svegli la sinistra.

MelGigi

PS. per quanto riguarda Roma credo che la colpa non sia solo del vento di destra che soffia oggi sull'Italia, ma soprattutto del candidatoPD: Rutelli, ma non ce n'era uno meglio? Prova ne sia l'elezione di Zingaretti alla provincia


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permalink | inviato da melgigi il 29/4/2008 alle 12:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
LAVORO
24 aprile 2008
Sicurezza sul lavoro



Riflettendo sui più recenti fatti di cronaca, quelli che in un modo o nell’altro si ripercuotono sul modo di pensare delle persone e che ne influenzano la percezione della realtà, andando ad influire inevitabilmente anche sulle priorità della politica, sono stato colto da un dubbio. Sembra quasi che ci siano alcune questioni di cui molti partiti hanno timore a parlare, dei tabù che forse derivano dal fatto che affrontandoli si possono perdere dei voti importanti, a meno che veramente non ci si rende conto dell’importanza che hanno determinati problemi.
In particolare, dopo aver notato la reticenza dei partiti di sinistra ad affrontare le questioni sulla sicurezza (solo Rutelli si è distinto, con la “geniale” idea di mettere l’antifurto alle donne), ecco che emerge l’indifferenza delle destre verso le morti sul lavoro, quello stesso lavoro a cui si proclamano tanto devote ma di cui apprezzano solo la sfumatura del profitto. D’altronde è troppo facile parlare stando seduti su una poltrona in pelle (umana) dietro una scrivania (per carità, tutti i lavori sono logoranti, mentalmente o fisicamente).
Eppure il fenomeno è grave, ancora di più perchè in televisione non se ne parla, non si mostrano i numeri, che alla fine sono quelli che contano. Si apre il polverone solo quando succede qualcosa di eclatante e non si può tacere (vedi il caso Thyssenkrupp) ma si è pronti a riportare il silenzio non appena questo polverone comincia a produrre una mobilitazione. Uno storico giornale filocomunista come “Il sole 24 ore” ha riportato un’indagine Eurispes secondo cui la piaga dei morti sul lavoro ha mietuto in Italia più vittime di quante ne abbia causate la Guerra del Golfo. E’ stato calcolato, infatti che nei quattro anni che vanno dall’aprile 2003 all’aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita sono stati 3.520 mentre dal 2003 al 2006 (quindi in tre anni invece che in quattro) nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. Da notare, stiamo parlando di morti sul lavoro, ma per valutare la grandezza del fenomeno si potrebbe immaginare quanto si gonfierebbero queste cifre se aggiungessimo anche i “semplici” infortunati sul lavoro. Arriveremmo a dire che ogni 15 lavoratori ce n’è uno che subisce un incidente e se consideriamo che in questa proporzione rientrano anche coloro che fanno un lavoro relativamente “meno rischioso” come gli impiegati allora queste cifre aumentano smisuratamente a sfavore degli operai.
Tra pochi giorni sarà il 1° maggio, la festa dei lavoratori (da festeggiare ormai resta veramente poco) e, anche se non mi illudo che qualcuno entro quella data riesca a risolvere il problema, per lo meno spero che lo si affronti e gli si dia la giusta considerazione, magari evitando di pensare che occuparsi dei lavoratori significhi trascurare gli interessi delle aziende perchè la salute di un operaio “È” interesse dell’azienda.

Manthix


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permalink | inviato da Manthix il 24/4/2008 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
15 aprile 2008
Per colpa di chi?

Il day after, solitamente il giorno in cui si tirano le somme, si fanno le riflessioni e si recitano i mea culpa, oggi sembra piuttosto il giorno ideale per scaricare le responsabilità della sconfitta da parte della sinistra. C'è chi accusa i "massimalisti" di aver fatto cadere il governo (a me onestamente è sembrato che a farlo cadere sia stato un ceppalonese), c'è chi rinfaccia a Veltroni di aver "corso da solo" snobbando l'appoggio della sinistra radicale (non si è ancora sentita la consueta voce secondo cui sarebbe stato Berlusconi a plagiare le menti degli italiani con le sue televisioni) ma forse è stata troppo forte la batosta che nessuno si rende ancora conto di cosa sia successo. In fin dei conti è semplice: nei due anni di governo che si ha avuto a disposizione non si è fatto quello che era stato promesso. Il programma parlava chiaro, c'erano delle cose da fare e non si è voluto, più che potuto, farle; forse per non dispiacere alle frange più estreme della coalizione (anche se alla fine sono state le forze centriste ad aver vinto, i bocconi amari li ha mandati giù quasi sempre l'estrema sinistra). Ma quello che evidentemente nessuno si è chiesto, ma a cui sono arrivati gli italiani, è: "perché hanno fatto la coalizione se sapevano di non poterla sostenere? Possibile che pensassero di poter governare cinque anni uniti dal solo "ideale " dell'antiberlusconismo?" Così siamo arrivati alla grande disfatta che tutti ci ritroviamo a commentare, quella che per la prima volta nella storia mette fuori dal parlamento la sinistra. Eppure Veltroni aveva colto nel segno il problema, non per niente aveva improntato la sua campagna elettorale sul fatto che questa volta sarebbero stati da soli al governo. Poca cosa, però, se ti presenti alle elezioni con un programma fotocopia di quello del centrodestra.
Liberazione oggi titolava "Punto e a capo" ed è proprio quello che io mi auguro, c'è bisogno che la sinistra (la Sinistra) inizi a fare la Sinistra, che la smetta di presentarsi come partito da opposizione e prepari un programma serio e concreto sulle cose da fare per migliorare l'Italia, non serve a nessuno un partito composto da intellettuali che perdono più tempo a giudicare la bontà delle proposte altrui piuttosto che a farne delle proprie. E' necessario un rinnovamento che non sarebbe un appiattimento politico e culturale ma un venire incontro alle esigenze della gente, un distaccarsi da posizioni anacronistiche per adattarsi ai problemi di oggi.

Manthix


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permalink | inviato da Manthix il 15/4/2008 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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