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POLITICA
8 ottobre 2008
Non sempre è tutto da buttare

Non sempre è tutto da buttare


Guardiamo la riforma Gelmini, così aspramente combattuta negli ultimi giorni, cosa prevede:

MAESTRO UNICO:A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sarà reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi.

GRADUATORIE: Per l'immissione in ruolo dei docenti, le graduatorie per le scuole elementari saranno su base provinciale (come ha chiesto la Lega) e non su base nazionale.

RITORNO AI VOTI DECIMALI

RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA

LIBRI DI TESTO: Contro il «caro libri» il decreto prevede che i testi scolastici adottati durino almeno cinque anni nella scuola elementare e sei nella scuola media e superiore (salvo appendici di aggiornamento eventualmente necessarie).

EDUCAZIONE CIVICA: Ritorna nelle aule lo studio dell'educazione civica: «Cittadinanza e Costituzione».

Cosa c'è di sbagliato in tutto ciò (chiaramente dal mio modesto punto di vista):

-lo svuotamento del potere parlamentare, una riforma che giochi sulla futura formazione degli uomini di domani deve essere discusso, sempre messo in discussione e non imposto, per non ritrovarci di nuovo a vedere un ex parlamentare di rifondazione che non conosce nemmeno la data della caduta del muro di Berlino... è troppo. Neppure la fretta derivante dal bisogno di tagli non giustifica un comportamento dittatoriale a cui ci stiamo purtroppo abituando.

-maestro unico, non è un di-per-se una tragedia, io ho avuto per i primi due anni della mia scuola elementare una maestra unica ed è stato stupendo, ottima persona e grande preparazione, se ho fatto qualcosa di buono in seguito una piccola parte di merito lo ha anche lei. Il perchè oggigiorno il maestro unico non possa funzionare è da ricercarsi nella necessità di nuove conoscenze imposte (giustamente) dall'attuale società: informatica ed inglese, e se per la prima un BUON corso d'aggiornamento potrebbe bastare per la seconda NO, servono madrelingua, anche i neolaureati in lingue (che il più delle volte non hanno fatto nemmeno esperienze all'estero) sono spesso insufficienti. Inoltre vi è un fatto pratico, in un sistema scolastico dove nessuno controlla la reale capacità educativa dell'insegnante, il rischio di capitare per cinque anni con un'insegnante incapace è troppo alto, non lo si può correre, se invece ho tre insegnanti magari il rischio diminuisce; lo so è un discorso sbagliato, ma pragmatico.

-graduatorie: se io ho un tot di punti che non mi permette di accedere all'insegnamento nella mia provincia ma in un'altra si, perchè non mi dovrei spostare, su cosa si basa questa strenua difesa della territorialità, sulla possibilità che il figlio di Bossi (seppur bravissimo e geniale) possa essere bocciato da professori del sud? Facciamo i seri...

-la non ben chiara copertura finanziaria.

Cosa c'è di buono:

  • i principi che hanno ispirato il voto in condotta, se la scuola deve educare e non solo insegnare è giustissimo che anche il comportamento venga valutato.

  • Voti in decimali, in realtà cambia poco, solo la forma, ma vi sono maggiori sfumature tra i ragazzi e sono di più rapida e semplice interpretazione.

  • Ritorno dell'educazione civica, spesso bistrattata. Se questa servirà ad insegnare veramente a tutti gli studenti,italiani e non, magari anche a qualche presidente del consiglio, i principi della costituzione, del vivere civile, del rispetto per l'ambiente, della convivenza civile, l'Europa, il lavoro e la scuola sarà raggiunto un altissimo risultato. Ricordiamo che il primo ad introdurla nei programmi su Aldo Moro nel '58 come risposta al bisogno di disintossicare i libri di testo, e l'istruzione generale, da quelli che venivano considerati i veleni della propaganda fascista. Certo ammetto che anche quando studiavo io era prevista dai programmi ma sacrificata a vantaggio di materie umanistiche o matematica, se deve essere solo propaganda allora è inutile, se è una riforma sostanziale no.

    MelGigi

    OGGI CONSIGLIAMO: Vincenzo Ruggiero

SOCIETA'
27 agosto 2008
W la squola

Ho frequentato le scuole fino al liceo nel leccese, ora sono a Ferrara e qui ho potuto confrontare la mia preparazione con ragazzi di tutt'Italia, e non ho riscontrato effettivamente alcuna differenza, ci sono quelli con una cultura di base migliore della mia e quelli con una peggiore, senza distinzione geografica, però i dati parlano chiaro, al sud pare che la scuola sia peggiore. A mio avviso però la qualità della scuola che emerge dai quei dati è determinata da due variabili: qualità dei professori e tipologia degli alunni; mentre per quanto concerne la prima sia profondamente convinto che sia uguale in tutta Italia (ma comunque bassa), disagio giovanile, abbandono scolastico, bassa cultura famigliare, maggior povertà e carenze strutturali, invece, sono la causa per la quale gli studenti del sud risultano meno “bravi”.

Non è quindi un problema di scuola del sud o del nord è un problema di differenze sociali, economiche e strutturali.


Da quei dati però emerge anche un altro dato per me molto più importante del primo, la scuola italiana è mediamente inferiore a quella dei paesi più progrediti, ciò invece è da ricondurre alla prima variabile: i professori, oggigiorno sicuramente non più all'altezza dei bisogni: insegnanti svogliati, non riconosciuti, mal pagati e spesso ignoranti che sono bravi qualora promuovano, cattivi se bocciano (chiaramente senza controllare il merito di tali scelte), professori sul cui operato nessuno mette naso, ridotti ormai a babysitter di ragazzini che crescono all'ombra di Maria De Filippi e Grande Fratello, dimenticati da genitori che pensano di comprarsi il loro affetto viziandoli con play station e cellulari, coprendo le loro magagne e non dicendo mai di NO.

Su questo secondo punto sono però pessimista, non credo che la situazione cambierà, questo quadro fa comodo a tutti, agli insegnanti che, ormai rassegnati, si accontentano di scaldare la cattedra, agli alunni che non fanno nulla, al governo che vede crescere una futura classe dirigente di ignoranti; ogni governo ha sempre cercato di plasmare le generazioni future al proprio servizio, succedeva nelle dittature dove però censura e alterazione dei fatti permettevano di avere una buona scuola, salvo per quegli argomenti che avrebbero potuto nuocere al potere; oggigiorno la censura, la modifica dei programmi, il revisionismo (tutti sempre comunque ricercati) sono molto più difficili da applicare, molto meglio non insegnare nulla per avere un domani uomini senza coscienza civile, ignoranti pronti a farsi abbindolare dal potente di turno e ben disposti a passare i propri momenti liberi al centro commerciale piuttosto che in piazza a manifestare.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Marco Travaglio


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permalink | inviato da melgigi il 27/8/2008 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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