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contracorriente
diciamo ciò che pensiamo, liberamente
3 luglio 2008
Bentornata Ingrid

Dobbiamo sicuramente rallegrarci per la liberazione di Ingrid Betancourt, persona di alto spessore che qualcuno, condivisibilmente, già propone per il nobel per la pace. Un’operazione di intelligence condotta dall’esercito colombiano ha permesso di riportare a casa la franco-colombiana insieme ad altri quattordici (o quindici, non si sa bene) ostaggi.
Candidata alle presidenziali colombiane nel 2002 prometteva una lotta alla corruzione e un periodo di distensione tra le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia e il governo di destra, autoritario, spalleggiato dagli Stati Uniti. Proprio nell’ambito di questa campagna elettorale aveva deciso di sua spontanea volontà, ignorando tutte le raccomandazioni che il governo le aveva fatto, di addentrarsi nella zona smilitarizzata in cui si trovavano i guerriglieri per stabilire un primo contatto e lanciare un importante messaggio alla Colombia intera. Fu proprio qui, però, che i ribelli delle Farc, dopo averla individuata, non si fecero sfuggire l’occasione di avere un ostaggio così importante in modo che la loro voce potesse essere amplificata in tutto il mondo. Da allora sono passati sei anni, la sua prigionia è durata fino a ieri, quando abbiamo avuto la lieta notizia.
I guerriglieri, che facendo conoscere al mondo intero i motivi della loro lotta armata pensavano di entrare nelle grazie degli Stati esteri, si ritrovano ora di fronte ad un colossale fallimento, con la loro organizzazione che và verso il declino definitivo. D’altronde, seppure si condividano certe idee e si ritengano valide determinate denunce che le Farc hanno fatto al governo Colombiano come si possono giustificare rapimenti, stragi e narcotraffico? Lo stesso Bernardo Gutierrez, ex capo delle Farc, prima di morire ha riconosciuto il deragliamento dei ribelli dai principi di libertà e giustizia che avevano ispirato la nascita del movimento.

C’è veramente poco di rivoluzionario in tutto questo, si assiste semplicemente a quello a cui tante volte si è già assistito in sudamerica: una dittatura che cerca di sovvertirne un’altra. L’unica figura rivoluzionaria, semmai, è quella della Betancourt, donna dalla forte tempra che non ha avuto paura di sperare in un mondo migliore.

Manthix

OGGI CONSIGLIAMO: Guido Santevecchi

politica estera
28 maggio 2008
...e intanto mandiamo i militari!


Negli ultimi anni i governi che si sono succeduti (parlo dell’Italia, nonostante la pecca a cui faccio riferimento riguardi molti altri Paesi) hanno dedicato tempo ed energie ad escogitare stratagemmi militari per combattere il terrorismo ma nessuno ha mai pensato di affrontare il problema interrogandosi sulle sue cause, così come la scienza ci ha insegnato a procedere. Ed ecco che uno spunto per farci ragionare in questo senso ce lo dà l’Organizzazione Internazionale Save the Children che in un rapporto consegnato alle Nazioni Unite intitolato “Nessuno a cui dirlo” ci spiattella in faccia la triste realtà che si nasconde dietro alle missioni di pace, di sicurezza e anche (e soprattutto, pare) a quelle umanitarie.
Nel rapporto, stilato dopo aver effettuato delle ricerche in Costa d’Avorio, Sudan e Haiti, si denunciano stupri, molestie e violenze commesse ai danni di minori tra i 14 e i 15 anni (sono stati registrati anche abusi su bambini di 6 anni) proprio da parte di coloro che sono stati mandati là per aiutarli. Ma la cosa ancora più sconvolgente è che la maggior parte di questi episodi rimane impunita a causa del timore che hanno i bambini di denunciarli. Timore anche condivisibile visto che la loro sopravvivenza è affidata in grande misura agli aiuti che le organizzazioni umanitarie offrono loro.
Chiaramente non è in discussione il ruolo che queste organizzazioni svolgono in quelle zone (la generalizzazione è sempre sbagliata) ma, come chiede anche Save the Children, è di vitale importanza che si prendano delle contromisure per risolvere il problema. In particolare nel rapporto si auspica l’istituzione di una figura di controllo a livello globale che monitori gli sforzi nel contrasto agli abusi e promuova risposte più efficaci in questo senso.
Quello su cui vorrei focalizzare l’attenzione è il fatto che il rapporto “Nessuno a cui dirlo” non è il primo di questo genere. Tempo fa un’altra inchiesta svoltasi in Liberia aveva svelato le stesse brutalità cosi come i dossier sugli stupri di minori in Afghanistan, Iraq ecc… Così mi chiedo: come si pensa di combattere il terrorismo se seminando odio in questo modo non si fa altro che fomentarlo? E’ normale poi che la jihad dei fondamentalisti trovi un terreno fertile nella popolazione visto che le accuse che vengono rivolte all’occidente hanno una corrispondenza nella realtà.

Manthix

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