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politica estera
2 settembre 2008
Questione di coerenza

Personalmente sono per la non belligeranza e per il mantenimento della pace internazionale, chi mi conosce lo sa, ma proprio oggi sono venuto a conoscenza dell’articolo 4 del Trattato di amicizia e cooperazione italo-libica firmato sabato scorso da Berlusconi e Gheddafi e mi sono posto una domanda: com’è possibile che un governo che era stato dichiaratamente favorevole all’intervento in Afghanistan e alla guerra in Iraq e che consente che sul proprio territorio siano installate 89 basi militari americane proprio adesso si sia messo a dare lezioni di pacifismo?

L’articolo in questione recita: “Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l'Italia non usa e non permette di usare i suoi territori contro la Libia per ogni aggressione contro la Libia, e la Libia non userà o permetterà di usare il suo territorio per ogni atto ostile contro l'Italia”.

Sia chiaro, è una buona cosa la scelta di non partecipare ad azioni militari (soprattutto se al fianco degli USA), anche perché è nella nostra Costituzione il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma quello che non capisco è…perché solo nei confronti della Libia? Se si crede in un principio questo deve valere sempre, non solo in alcuni casi e soprattutto non solo quando conviene. E in effetti è proprio questo il mio sospetto, che il profumo del petrolio abbia fatto mettere da parte i già flebili principi dei nostri politici. Anche perché mi è difficile credere che Saddam Hussein fosse più pericoloso di Gheddafi visto che anche questi nella sua carriera ha di buon grado sostenuto gruppi affini al terrorismo internazionale.


Manthix


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politica estera
21 luglio 2008
I signori della guerra e l'avorio

Al termine “bracconaggio” si associa l’attività di alcune bande criminali che compiono veri e propri stermini di animali in via di estinzione per appropriarsi delle loro pelli, dell’avorio o della loro carne. Si deve fare, però, una considerazione sul fatto che mentre finora queste attività illecite erano compiute soprattutto per motivi commerciali negli ultimi anni il fenomeno ha assunto un carattere molto più pericoloso, passando sotto il controllo di milizie organizzate con coperture politiche.
Quando nel 1989 le Nazioni Unite avevano introdotto il bando alla commercializzazione di avorio africano, in virtù dell’improvviso declino della popolazione di elefanti, il bracconaggio aveva avuto un periodo di stasi, ma dal 2003, contestualmente all’inizio del conflitto in Darfur, la situazione è ritornata ad essere critica. La quantità di avorio sequestrata ogni anno è più che raddoppiata e nel parco nazionale del Ciad, per esempio, la popolazione di elefanti è passata dai 3.885 esemplari del 2006 ai 3.020 dell’anno dopo a causa delle continue incursioni delle milizie Janjaweed, appoggiate dal governo sudanese di Al Bashir (di cui la Corte Penale Internazionale ha chiesto l’arresto per genocidio e crimini di guerra) e responsabili delle peggiori barbarie contro la popolazione nera del Darfur. Nel marzo dello scorso anno i miliziani sudanesi hanno hanno sconfinato nel parco ciadiano e razziato una tonnellata e mezzo di avorio uccidendo anche tre Rangers.
Il traffico di materiali preziosi provenienti dal continente africano va a soddisfare i fiorenti mercati asiatici, soprattutto quello cinese, e permette ai miliziani del Sudan di rifornirsi di armi. Se pensiamo che l’avorio più comunemente contrabbandato viene valutato circa 800 dollari al chilo e che i corni di rinoceronte arrivano a costare anche 25.000 dollari l’uno possiamo farci un’idea di quanto siano remunerativi questi traffici per i “signori della guerra”. Se la guerra civile degli anni novanta in Sierra Leone venne associata ai diamanti possiamo sicuramente collegare il conflitto del Darfur con l’avorio.
Ma per quanto possa sembrare grave questa situazione c’è un’altra questione che rende il tutto ancora più inquietante. Proprio la settimana scorsa il Cites, l’organismo Onu che regola il commercio internazionale delle specie animali a rischio estinzione, ha accordato alla Cina lo status di trading partner per l’importazione di avorio, in quanto la si ritiene in grado di garantire controlli sui traffici illeciti di questo materiale. Come si può pensare che uno dei maggiori investitori nel settore petrolifero in Sudan possa prendere decisioni che taglierebbero risorse economiche e militari al regime “amico” di Al Bashir? Lo stesso governo cinese ha giustificato la richiesta di avorio con l’esigenza di mantenere vive antiche tradizioni artigianali cinesi.

Senza dubbio con il nuovo ruolo dato alla Cina il traffico illegale di avorio subirà una copertura ancora maggiore, tutto a svantaggio di animali come elefanti, rinoceronti e ippopotami che ogni anno vengono sterminati per il valore dei loro denti e delle popolazioni del Darfur che subiscono le violenze e le brutalità di una guerra.

Manthix

OGGI CONSIGLIAMO: Roberta Carlini


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permalink | inviato da Manthix il 21/7/2008 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
politica estera
28 maggio 2008
...e intanto mandiamo i militari!


Negli ultimi anni i governi che si sono succeduti (parlo dell’Italia, nonostante la pecca a cui faccio riferimento riguardi molti altri Paesi) hanno dedicato tempo ed energie ad escogitare stratagemmi militari per combattere il terrorismo ma nessuno ha mai pensato di affrontare il problema interrogandosi sulle sue cause, così come la scienza ci ha insegnato a procedere. Ed ecco che uno spunto per farci ragionare in questo senso ce lo dà l’Organizzazione Internazionale Save the Children che in un rapporto consegnato alle Nazioni Unite intitolato “Nessuno a cui dirlo” ci spiattella in faccia la triste realtà che si nasconde dietro alle missioni di pace, di sicurezza e anche (e soprattutto, pare) a quelle umanitarie.
Nel rapporto, stilato dopo aver effettuato delle ricerche in Costa d’Avorio, Sudan e Haiti, si denunciano stupri, molestie e violenze commesse ai danni di minori tra i 14 e i 15 anni (sono stati registrati anche abusi su bambini di 6 anni) proprio da parte di coloro che sono stati mandati là per aiutarli. Ma la cosa ancora più sconvolgente è che la maggior parte di questi episodi rimane impunita a causa del timore che hanno i bambini di denunciarli. Timore anche condivisibile visto che la loro sopravvivenza è affidata in grande misura agli aiuti che le organizzazioni umanitarie offrono loro.
Chiaramente non è in discussione il ruolo che queste organizzazioni svolgono in quelle zone (la generalizzazione è sempre sbagliata) ma, come chiede anche Save the Children, è di vitale importanza che si prendano delle contromisure per risolvere il problema. In particolare nel rapporto si auspica l’istituzione di una figura di controllo a livello globale che monitori gli sforzi nel contrasto agli abusi e promuova risposte più efficaci in questo senso.
Quello su cui vorrei focalizzare l’attenzione è il fatto che il rapporto “Nessuno a cui dirlo” non è il primo di questo genere. Tempo fa un’altra inchiesta svoltasi in Liberia aveva svelato le stesse brutalità cosi come i dossier sugli stupri di minori in Afghanistan, Iraq ecc… Così mi chiedo: come si pensa di combattere il terrorismo se seminando odio in questo modo non si fa altro che fomentarlo? E’ normale poi che la jihad dei fondamentalisti trovi un terreno fertile nella popolazione visto che le accuse che vengono rivolte all’occidente hanno una corrispondenza nella realtà.

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