.
Annunci online

contracorriente
diciamo ciò che pensiamo, liberamente
POLITICA
30 novembre 2008
E' anche questione di forma

Parlare di economia è difficile per me, non ne capisco molto, ed informarmi su questi argomenti mi annoia, ma un piccolo sforzo in questi giorni di crisi era il minimo. Non sono però in grado di dare una valutazione quantitativa del pacchetto anti-crisi, non so dire se queste misure basteranno, alcune misure sono buone altre necessarie; ad esempio gli aiuti alle banche ed alle imprese (causa di questa crisi) infastidiscono ma comprendo il ruolo centrale di questi soggetti nell'economia moderna, non è perciò pensabile un piano di crescita che prescinda dal risanare questi vecchi giganti, ora nani dell'economia, sicuramente però questo boccone amaro sarebbe molto più digeribile se accompagnato da norme che colpiscano i manager “meno virtuosi”, responsabili del disastro (le cronache passate ci insegnano che le intenzioni del governo vanno in direzione contraria, menomale per Tremonti).

Riguardo la Social Card (il nome in inglese fa sempre figo, anche le cazzate sembrano migliori) accolgo con favore l'intento di aiutare i meno abbienti, sarebbe però utile rispettare anche la loro dignità; siffatti tali aiuti altro non sono che ELEMOSINA che potranno pur permetter di tirare un flebile sospiro di sollievo, ma certo 40 euro in più al mese non permetteranno di rimettere in moto l'economia. Inoltre perchè non concedere questi danari in contanti (sarebbe anche più economico)? Perchè costringere queste persone ad esibire il simbolo della loro situazione svantaggiata? Perchè obbligarle a comprare solo in alcuni centri convenzionati e solo alcuni prodotti? Perchè non lasciar gestire loro questi soldi in piena libertà?

Mi domando infine: se mrB non avesse tolto l'ICI (tassa che gravava sulle classi medie ed alte, ricordiamo che l'abolizione dell'ICI sulla prima casa è opera di Prodi), se avesse permesso la vendita di Alitalia ad AirFrance senza sobbarcare di ulteriori debiti lo stato, non ci sarebbero più fondi da destinare alle famiglie?

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Francesco Viviano Alessandra Ziniti

SOCIETA'
20 novembre 2008
Dalla padella alla brace

Lo spirito meritocratico che ispira il decreto legge sull'università è nel complesso condivisibile, perché rompe il principio del trattamento uniforme degli atenei e va incontro alle recenti proteste degli studenti. Salvo però contraddire i suoi stessi intenti quando modifica le procedure per la costituzione delle commissioni dei concorsi universitari, introducendo un meccanismo assai complesso, probabilmente inapplicabile e che non dà comunque alcuna garanzia di riuscire a premiare i migliori.” Questa citazione dall'articolo de LA VOCE.info è il riassunto migliore di ciò che penso del decreto legge 180 del 10 novembre a cui aggiungo anche l’inutilità della diversa distribuzione delle risorse alle università più meritevoli finchè il titolo legale sarà equiparato, se un’università è migliore dell’altra allora anche il titolo universitario deve valere di più!!! Tutti sappiamo che chi si laurea alla Bocconi sa più di chi lo fa ad Enna.

Quindi seppur da basi ed idee condivisibili e spesso sacrosante (meritocrazia sia delle università sia dei candidati ai concorsi) si arriva ad un nulla di fatto, all'immobilismo, al solito fumo negli occhi a cui ci ha ormai abituato il buon Silvio.

Se il decreto si dimostra perciò inefficiente ancora peggiori risultano però le proposte fatte dall'Onda studentesca, anch'io ho partecipato alla manifestazione contro i tagli indiscriminati Gelmini-Tremonti (finiamola di chiamarla riforma), ma non per arrivare ad un documento così ridicolo. LINK

Nell’ultimo punto del manifesto dell’Onda si sancisce l’importanza della partecipazione studentesca alla vita universitaria, si ricorda che Il sapere vivo non è riducibile a merce, indubbio.

Anche qui, quindi, principi condivisibili ed anche una buona idea come l’abolizione del 3+2; per molte facoltà una proposta sacrosanta, la sua inutilità è dimostrata dalla parziale retromarcia di giurisprudenza che si è trasformata in un 4+1, ma è pur sempre stato un grande passo in avanti per molti corsi di laurea che hanno visto riconosciuto il proprio valore (vedi lauree in infermieristica, fisioterapia). Quindi ok all'abolizione del 3+2, ma non generalizzato.

Dopo questa iniziale buona proposta il manifesto si sviluppa in una serie di boiate che, qualora non avessi aderito anch'io al movimento di protesta, non avessi condiviso le idee con i miei amici e non avessi visto il vero primum movens delle manifestazioni, mi spingerebbero a considerare dei “fannulloni” tutti i partecipanti (magari anche a dare ragione a Lele).

Ma analizziamo le i tre punti del manifesto:
- Ci siamo ripresi i nostri tempi e i nostri spazi, attraverso blocchi della didattica, scioperi della frequenza, occupazioni delle facoltà, autogestione di aule. Perché i nostri tempi di vita e di formazione sono radicalmente incompatibili con la gabbia dei ritmi che ci stanno imponendo. Il tempo dell'università deve adattarsi al nostro, ne pretendiamo dunque un altro: vogliamo una radicale diminuzione dei ritmi di studio e rifiutiamo l'obbligatorietà della frequenza. Vogliamo studiare con lentezza.
 
Cosa? In un’università dove tra i primi problemi vi è l’eccessivo numero di fuori corso VOI volete studiare con più lentezza? Il tempo dell’università deve adattarsi al nostro? Mai sentito parlare di impegno e fatica? Se è sacrosanta la richiesta di innovazione della didattica per superare metodi ormai paleolitici (come è possibile che chi studia lingue non sia ancora obbligato a fare almeno un anno all’estero e che la medicina sia appresa più sui libri che in corsia?) il problema non è certo il troppo studio, anzi (e se permettete lo dice uno tutti i giorni si rompe il culo!!!). Ci manca solo di proporre il 18 politico.

- Ci stiamo riappropriando di ciò che ci viene tolto. Pratiche diffuse di autoriduzione del pasto in mensa, del costo dei trasporti, dei servizi culturali, degli affitti, occupazione degli enti per il diritto allo studio, diffusione libera dei saperi ostaggio di brevetti e copyright. Nel mercato della formazione, vogliono destinarci a un presente e a un futuro di precarietà. Reclamiamo reddito, servizi e casa, gratuità dell'accesso all'università e alla formazione, rimozione di tutti i blocchi e gli sbarramenti al percorso universitario, abolizione della proprietà intellettuale, moltiplicazione delle borse di studio e dei posti alloggio sganciati da logiche meritocratiche, in opposizione radicale all'attuale Dpcm sul diritto allo studio. E' necessario incentivare i finanziamenti pubblici destinati all'Università e alla Ricerca. Non è pensabile una finanziaria che sottrae fondi all'intero mondo della cultura per destinarli alla guerra. Vogliamo studiare tutte e tutti.
Prima chiedete di studiare con lentezza (quindi meno) e poi volete anche uno stipendio?
Casa gratuita, andare al cinema, al teatro, nei musei gratis e anche l’abolizione delle tasse universitarie? Un massaggino?Gia così è una proposta ridicola, cosa credete che i soldi crescano sugli alberi? Credete che sia il paese dei balocchi? In tempi di crisi il problema è di voler andare al cinema gratis? Ma tutto ciò diviene ancora più grave nell’affermazione seguente: fuori da ogni logica meritocratica?!?!?! Io che studio e mi impegno devo essere trattato come chi scalda semplicemente i banchi? Ma per favore!
E cosa vuol dire abolizione della proprietà intellettuale? Chi fa ricerca e riesce ad arrivare a qualche importante conclusione non deve poter godere degli eventuali benefici? L’antica storia di uno che lavora e dieci che guardano?

-Abbiamo iniziato a costruire un'altra didattica. Incontri, discussioni, convegni, seminari autogestiti, feste, riappropriazione di spazi di socialità e di relazione continuamente negati dalla riforma. La nostra formazione passa innanzitutto attraverso questi momenti. La produzione di saperi e relazioni è per sua stessa natura "anti-economica", non misurabile in unità di tempo e in crediti formativi. Il sapere vivo non è riducibile a merce. È un processo collettivo e cooperativo radicalmente alternativo ai linguaggi e alla logica dell'università-azienda, individualista e competitiva. La parcellizzazione, frammentazione e dequalificazione dei saperi non produce altro che precarizzazione e controllo. Affermiamo l'autogestione e l'autogoverno della didattica e della ricerca, lo scardinamento del sistema dei crediti attraverso pratiche diverse: tanto l'inflazione dei crediti, ossia il riconoscimento di tutte le attività formative e di ricerca autogestite; quanto l'irruzione del sapere critico nei programmi didattici. Vogliamo costruire tutto il nostro sapere.
La formazione passa più per feste, spazi di socialità e seminari autogestiti? Ed io che pensavo che invece fossero più importanti stage (che dovrebbero però essere pagati), tirocini, lezioni frontali, i gruppi di studio, esercitazioni pratiche e la biblioteca, che ingenuo!

Se è vero che l’università non deve essere un azienda per quale motivo dovrebbe restare fuori da logiche di competitività? Quando la LEALE concorrenza è diventato un disvalore e non un opportunità?
E non voglio nemmeno sapere cosa vuol dire autocontrollo della didattica e della ricerca!!!

Nessuna richiesta in merito ai VERI problemi dell’università italiana: baronaggio, clientelismo, carenza di strutture, sperpero di denaro pubblico in corsi di laurea inutili e mille sedi distaccate, mancanza di connessione con il mondo del lavoro, nessun premio meritocratico, didattica paleolitica, discriminazione geografica.

Se quindi il DL gelmini è inutile, arrivo a sperare che il ministro continui sulla sua strada piuttosto che prendere in considerazione i deliri dell’Onda che NON MI RAPPRESENTA e che distrugge la genuinità di un movimento sincero e giustissimo, nato per contrastare tagli indiscriminati e trasformazione delle università in fondazioni schiave di aziende private.

Scusate la lunghezza del post.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Pancho Pardi

POLITICA
6 novembre 2008
Hanno fatto un nero presidente, io vorrei fare nero il mio

Non bastava l'infelice battuta sul Kapo al parlamento europeo, non bastava fare corna, insultare la presidente finlandese, mettere in imbarazzo quello danese, o mandare su tutte le furie le ministre spagnole. Neanche il tempo che si possa insediare e già il nuovo presidente Obama è bersaglio delle sue STUPIDE battute.
OBAMA ABBRONZATO (battuta rubata al suo amico Calderoli) è una notizia sollevata non solo da giornali faziosi di sinistra ma da tutta la stampa mondiale ( http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/gaffe-berlusconi/1.html ).

Io sono convinto che le sue intenzioni non fossero cattive, ma questa frase cela un razzismo strisciante, subdolo, insinuato, lo stesso che si sta impadronendo di tutti noi in italia e perciò anche più pericoloso.
Inoltre è troppo pretendere dal nostro primo ministro un po' di diplomazia, lo vuole capire che le conferenze stampa e le discussioni parlamentari non sono equivalenti dei suoi banchetti privati?
Va bene è un imprenditore prestato (autoprestatosi) alla politica, ma dopo 15 anni di esperienza qualcosa l'avrà purimparata!!! Un politico dovrebbe saper parlare, non sta scritto da nessuna parte che bisogna sempre dare fiato alla bocca!!!

E basta anche giustificarlo con la storia dello scherzo, è adulto (anzi il mezzo del camin di nostra vita l'ha abbondantemente superato) e ancora non si sa mettere un calzino in gola? Ci sono posti dove si può scherzare e altri in cui no, una conferenza internazionale è un posto dove non si dovrebbe scherzare, specie sul colore della pelle.
Dopo le battute sessiste alla finlandese Halonen, quelle razziste cosa ci aspetta? Prendere per il culo gay ed handicappati? Così il cerchio è chiuso!!!

Qualcuno gli insegni a non metterci in imbarazzo davanti al mondo, mi consenta.

MelGigi
OGGI CONSIGLIAMO: Beppe Severgnini

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi diplomazia obama abbronzato

permalink | inviato da melgigi il 6/11/2008 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
SOCIETA'
18 ottobre 2008
Lettera a Roberto Saviano

Roberto, hai dichiarato di voler lasciare l'Italia: fai bene, vattene. Non ti meritiamo. Non si può vivere in un paese che ti isola, dove la cosa più banale, il senso di giustizia, ha così tante sfaccettature da impedirne una definizione compiuta.

Non si può vivere in un paese dove la libertà di espressione è bloccata o dalla mala vita o dal governo.

Non si può vivere in un paese, magari il proprio paesello, dove ti dicono che potevi farti i cazzi tuoi, che la camorra non fa niente di male, che sei solo un romanziere. LINK

Non si può vivere in un paese dove ti arriva solidarietà da un presidente del consiglio che ha però tra le sue amicizie più forti Marcello Dell'Utri.

Non si può vivere in un paese dove anche la stampa cerca di infangare il tuo nome (sebbene il soggetto non sia a mio giudizio un giornalista). LINK

Non si può vivere in un paese dove nemmeno il ministro degli interni riesce ad esprimere piena solidarietà.

Non si può vivere in un paese incapace di lottare insieme per quello che dovrebbe essere il primo punto nell'agenda di un governo italiano: la lotta alla criminalità organizzata.

Non si può vivere in un paese dove gli accusati diventano accusatori.

Non si può vivere in un paese dove se scrivi un libro di denuncia nessuno ti affitta più una casa, ma se sei moglie di un boss puoi continuare a vivere nella tua casa, anche se sequestrata.

Sacrificare la propria vita per chi? Per cosa? Qualunque battaglia, anche le più nobile (e la tua è tra più nobili) per essere vinta ha bisogno di un esercito, un lottatore isolato non ce la può fare!

Ecco perchè ti direi VATTENE, riprenditi ma tua vita, ma dalle pagine del tuo libro si capisce come questo sia purtroppo ormai impossibile, i tuoi nemici sono dappertutto, rifugiarti all'estero non può garantirti. Purtroppo sei in un cammino senza ritorno, non puoi fare altro che andare avanti, continua, se ti può essere utile ti seguiremo, non sarai solo.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Richard Evans



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. roberto saviano gomorra berlusconi camorra

permalink | inviato da melgigi il 18/10/2008 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
POLITICA
10 ottobre 2008
Lezioni di democrazia

Dopo aver impartito lezioni di etica alla figlia Barbara, il nostro Silvietto ha cominciato ad insegnarci la democrazia, e non scrivendo lunghi ed incomprensibili testi filosofici come quei brutti comunisti che mangiano i bambini, lui lo fa con i fatti, sono quelli che contano.

Ha così tanto rispetto della democrazia da dire che non parlerà con chi va in piazza, giustissimo, questi barboni che vanno in piazza perchè non hanno niente da fare e vorrebbero diffamare per l'ennesima volta il suo buon nome, se vogliono il dialogo che stessero in parlamento a sentire lui, poi se vogliono possono pure parlare, ma alla fine a vanvera essendo ormai i banchi del parlamento sono una platea dalla quale si assiste al grande guru, al successore di Gelli che mette in pratica le sue volontà con efficienza senza quell'inutile perdita di tempo delle interrogazioni parlamenti e dei vari dibattiti, poi con quei “coglioni” di giustizialisti e comunisti...

E poi cosa vuol dire andare in piazza, permettere anche a quelli senza villa in sardegna e una piccola fabbrichetta con 500 schiavi di parlare? Ma per favore... non si partecipa certamente così alla democrazia... e dove si è visto mai?

Che vuol dire che anche lui è sceso in piazza contro i dico, in quell'occasione fu la gente a portarlo in gloria per difendere la sacralità della famiglia, come esempio da portare ai posteri!

Ma tanto non potete capire, questo blog è pieno di comunisti giustizialisti, il peggio del peggio del peggio, magari siete pure giudici o giornalisti. Menomale che c'è Uolter che comincia ad imparare...

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Thomas Migge


POLITICA
8 ottobre 2008
Non sempre è tutto da buttare

Non sempre è tutto da buttare


Guardiamo la riforma Gelmini, così aspramente combattuta negli ultimi giorni, cosa prevede:

MAESTRO UNICO:A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sarà reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi.

GRADUATORIE: Per l'immissione in ruolo dei docenti, le graduatorie per le scuole elementari saranno su base provinciale (come ha chiesto la Lega) e non su base nazionale.

RITORNO AI VOTI DECIMALI

RITORNO DEL VOTO IN CONDOTTA

LIBRI DI TESTO: Contro il «caro libri» il decreto prevede che i testi scolastici adottati durino almeno cinque anni nella scuola elementare e sei nella scuola media e superiore (salvo appendici di aggiornamento eventualmente necessarie).

EDUCAZIONE CIVICA: Ritorna nelle aule lo studio dell'educazione civica: «Cittadinanza e Costituzione».

Cosa c'è di sbagliato in tutto ciò (chiaramente dal mio modesto punto di vista):

-lo svuotamento del potere parlamentare, una riforma che giochi sulla futura formazione degli uomini di domani deve essere discusso, sempre messo in discussione e non imposto, per non ritrovarci di nuovo a vedere un ex parlamentare di rifondazione che non conosce nemmeno la data della caduta del muro di Berlino... è troppo. Neppure la fretta derivante dal bisogno di tagli non giustifica un comportamento dittatoriale a cui ci stiamo purtroppo abituando.

-maestro unico, non è un di-per-se una tragedia, io ho avuto per i primi due anni della mia scuola elementare una maestra unica ed è stato stupendo, ottima persona e grande preparazione, se ho fatto qualcosa di buono in seguito una piccola parte di merito lo ha anche lei. Il perchè oggigiorno il maestro unico non possa funzionare è da ricercarsi nella necessità di nuove conoscenze imposte (giustamente) dall'attuale società: informatica ed inglese, e se per la prima un BUON corso d'aggiornamento potrebbe bastare per la seconda NO, servono madrelingua, anche i neolaureati in lingue (che il più delle volte non hanno fatto nemmeno esperienze all'estero) sono spesso insufficienti. Inoltre vi è un fatto pratico, in un sistema scolastico dove nessuno controlla la reale capacità educativa dell'insegnante, il rischio di capitare per cinque anni con un'insegnante incapace è troppo alto, non lo si può correre, se invece ho tre insegnanti magari il rischio diminuisce; lo so è un discorso sbagliato, ma pragmatico.

-graduatorie: se io ho un tot di punti che non mi permette di accedere all'insegnamento nella mia provincia ma in un'altra si, perchè non mi dovrei spostare, su cosa si basa questa strenua difesa della territorialità, sulla possibilità che il figlio di Bossi (seppur bravissimo e geniale) possa essere bocciato da professori del sud? Facciamo i seri...

-la non ben chiara copertura finanziaria.

Cosa c'è di buono:

  • i principi che hanno ispirato il voto in condotta, se la scuola deve educare e non solo insegnare è giustissimo che anche il comportamento venga valutato.

  • Voti in decimali, in realtà cambia poco, solo la forma, ma vi sono maggiori sfumature tra i ragazzi e sono di più rapida e semplice interpretazione.

  • Ritorno dell'educazione civica, spesso bistrattata. Se questa servirà ad insegnare veramente a tutti gli studenti,italiani e non, magari anche a qualche presidente del consiglio, i principi della costituzione, del vivere civile, del rispetto per l'ambiente, della convivenza civile, l'Europa, il lavoro e la scuola sarà raggiunto un altissimo risultato. Ricordiamo che il primo ad introdurla nei programmi su Aldo Moro nel '58 come risposta al bisogno di disintossicare i libri di testo, e l'istruzione generale, da quelli che venivano considerati i veleni della propaganda fascista. Certo ammetto che anche quando studiavo io era prevista dai programmi ma sacrificata a vantaggio di materie umanistiche o matematica, se deve essere solo propaganda allora è inutile, se è una riforma sostanziale no.

    MelGigi

    OGGI CONSIGLIAMO: Vincenzo Ruggiero

POLITICA
5 ottobre 2008
Dittatura-democrazia

Prendo spunto da un articolo del Manifesto di Alberto Asor Rosa e da una riflessione su di esso di Zibaldone2.

L'articolo cerca di confrontare l'era Berlusconiana e il ventennio fascista, una dittatura e una democrazia (almeno così viene definita).

si può comparare una democrazia (quale che sia) a una dittatura, arrivando alla conclusione che la democrazia è peggiore della dittatura?”

Così come Enzo credo sia importante definire cosa si intende per democrazia (forma di governo in cui il potere è retto dal popolo De Mauro) e dittatura (forma di governo autoritario, caratterizzata dalla concentrazione nelle mani di un solo uomo, o di un gruppo ristretto di politici o militari, del potere politico conquistato mediante la sovversione dell’ordine costituzionale e mantenuto per mezzo di sistemi polizieschi De Mauro).

Democrazia è perciò partecipazione, attiva e passiva, alle decisioni del governo; è determinazione di diritti e doveri; è gestione del bene comune da rappresentanze popolari responsabili della cosa pubblica e che dovrebbero alienarsi dai propri interessi; mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza e valorizzare le peculiarità, le capacità, le attitudini di ognuno; un sistema imperfetto nel quale vengono garantite le libertà essenziali (informazione, sanità, istruzione, assistenza sociale), il cui obiettivo è il bene comune anche a discapito dell'interesse del singolo o di gruppi.

Dittatura è al contrario un sistema sociale nel quale il potere decisionale è nelle mani di pochi o addirittura di una sola persona, nel quale il popolo è estraneo alle decisioni; non vengono garantite le libertà essenziali; il cui scopo è l'omologazione dell'individuo visto come numero, strumento utile allo stato, alienizzazione dell'individuo; imposizione (spesso con la forza) di decisioni, creazione di cultura ed informazione ad hoc; il male assoluto che non può nemmeno essere giustificato come strumento [di cui dispone] una classe asservita ad un’altra, o [come risposta di] uno Stato in pericolo di aggressione economica e militare da parte di un altro Stato, per difendere le proprie conquiste sociali ed economiche.

Se ciò è vero bisogna dire che in realtà Alberto Asor Rosa non mette in realtà in comparazione una dittatura (il fascismo ndr, non si sa mai qualcuno non capisse) con un sistema che di democratico ha poco ma le cui peculiarità non possono (ancora) farlo rientrare nel calderone delle dittature (il governo Berlusconi); il berlusconismo assicura le libertà essenziali dell'individuo(almeno formalmente), ma cerca di non permetterne lo sviluppo (vedi provvedimenti scuola, informazione); un sistema nel quale il bene comune può essere raggiunto solo qualora non intacchi il bene del singolo al potere; nel quale grandi valori come patria, solidarietà sociale, unità nazionale, sviluppo morale ed intellettuali sono declassati a favore di meno onorevoli profitto e mera crescita economica; l'avversario diviene nemico da annientare (al contrario delle dittature più blasonate non fisicamente ma moralmente, intellettualmente e politicamente); il potere non viene gestito con la forza di milizie ma con forme più subdole ed efficaci; un governo però eletto democraticamente dal popolo sovrano e non auto impostosi, perciò da accettare ma anche da criticare, denunciare ed infastidire.

In presenza di una democrazia compiuta, seppur incompleta, essa risulterebbe perciò sempre vincitrice in un confronto con una qualunque dittatura; è la democra-dittatura berlusconiana che ne risulta sconfitta.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Dagens Nyheter

SOCIETA'
22 settembre 2008
Inuili sondaggi

Leggevo la versione on line de La Repubblica, vi era uno dei più stupidi sondaggi degli ultimi tempi: di chi è la colpa del fallimento di Alitalia? Cercare un colpevole, o quantomeno uno solo, è infantile, stupido, insufficiente ed inutile.
   Alitalia per anni ha goduto di una condizione di monopolio di fatto, in questa situazione chiunque riuscirebbe a far quadrare i conti, non cresceva molto, ma tutti erano contenti; poi però la concorrenza delle conpagnie estere, dei voli low cost, la parziale (o finta) privatizzazione avrebbero richiesto un serio management, invece di tutti coloro i quali si sono invece succeduti grazie alle loro amicizie politiche e non certo ai loro curricula. La politica non ha mai voluto emanciparsi da quest'azienda, offre troppe opportunità politiche, ricordiamo, una per tutte, la rotta Roma Algenga voluta fortemente da Scajola per accaparrare qualche voto in più nella sua Imperia ma che vide un numero di passeggeri mai superiore a 18.
   Nel contesto di tutto ciò si inserisce l'azione (o azienda) sindacale che, così come in numerosi altri casi, più attenta a difendere i propri affari, il proprio "potere" pìuttosto che guardare gli interessi dei lavoratori; un mondo dove proteste legittime si intreccianoa privilegi imbarazzanti, invece di battersi per equi stipendi e giuste condizioni di lavoro, denunciare speculazioni e mal gestioni dei managers, hanno preferito tutelare se stessi, assicurarsi un certo numero di assunzioni (a prescindere a meritocrazie ed esigenze aziendali), introiti economici e visibilità (si organizza uno sciopero, si blocca il traffico aereo e tutti si ricordano che esisti). Così come Provenzano rinunciava alla propria libertà, viveva senza agi, mangiava i frutti della terra senza godere degli affetti famigliari pur di conservare il proprio potere (cumannari è maiu ca futtiri), nello stesso modo i sindacati hanno rinunciato alla loro importante funzione pur di mantenere il proprio "potere".
   Arrivati ai giorni nostri vediamo l'opera di Prodi, in passato anch'egli tra i responsabili di tutto ciò, che riesce a trovare qualcuno pronto a prendersi sto ferro vecchio, bramante la polpa buona ma disposto a sobbaccarsi anche quella marcia. La trattativa però fallisce, da una parte mrB cerca di spremere ancora Alitalia per averne dei ritorni elettorali, dall'altra i sindacati, per paura di perdere quel loro "potere" (i francesi non sono mica italiani) fanno finta di credere alla cordata italiana.
   Nelle ultime ore mrB caccia dal cilindro magico (andando contro ogni più elementare legge del libero mercato) una cordata di amici, o finti nemici, ben disposti a fare un favore al Cainano pur di assicurarsi qualche appalto per l'Expo (non a caso la maggiorparte degli imprenditori CAI sono implicati nell'edile); d'altronde l'offeta non si può rifiutare: comprare a prezzo di saldo la "good company", lasciando allo stato i debiti della "bad"; con la consapevolezza di potersene liberare tra cinque anni e facendo pure la figura dei "cavalieri coraggiosi".
   Però qualcosa non va, Quelli della CAI vanno oltre, sanno che i lavoratori hanno le spalle al muro, vogliono spremerli. I sindacati si svegliano dal loro torpore, si ricordano del loro ruolo, cominciano a combattere, alcuni si arrendono, altri no.
   Questo intreccio di interessi economico-politico-sindacali si sta però rompendo, anzi probabilmente è troppo tardi, a chi serve quindi trovare UN colpevole? A mr B che vuole un capro espiatorio? Ai sindacati impauriti della perdit di consenzi? Agli imprenditori che non vorrebbero perdere l'occasione dell'Expo? o all'opposizione (intra ed extra parlamentare) che potrebbe riacquistare consenzi? Non certo ai nuovi disoccupati vittime di questo concorso di colpa.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Roberto Saviano
politica estera
2 settembre 2008
Questione di coerenza

Personalmente sono per la non belligeranza e per il mantenimento della pace internazionale, chi mi conosce lo sa, ma proprio oggi sono venuto a conoscenza dell’articolo 4 del Trattato di amicizia e cooperazione italo-libica firmato sabato scorso da Berlusconi e Gheddafi e mi sono posto una domanda: com’è possibile che un governo che era stato dichiaratamente favorevole all’intervento in Afghanistan e alla guerra in Iraq e che consente che sul proprio territorio siano installate 89 basi militari americane proprio adesso si sia messo a dare lezioni di pacifismo?

L’articolo in questione recita: “Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l'Italia non usa e non permette di usare i suoi territori contro la Libia per ogni aggressione contro la Libia, e la Libia non userà o permetterà di usare il suo territorio per ogni atto ostile contro l'Italia”.

Sia chiaro, è una buona cosa la scelta di non partecipare ad azioni militari (soprattutto se al fianco degli USA), anche perché è nella nostra Costituzione il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma quello che non capisco è…perché solo nei confronti della Libia? Se si crede in un principio questo deve valere sempre, non solo in alcuni casi e soprattutto non solo quando conviene. E in effetti è proprio questo il mio sospetto, che il profumo del petrolio abbia fatto mettere da parte i già flebili principi dei nostri politici. Anche perché mi è difficile credere che Saddam Hussein fosse più pericoloso di Gheddafi visto che anche questi nella sua carriera ha di buon grado sostenuto gruppi affini al terrorismo internazionale.


Manthix


OGGI CONSIGLIAMO: Stefano Rodi

POLITICA
24 luglio 2008
La giustizia è stata "fatta"

Berlusconi ha sistemato i suoi affari, i suoi procedimenti saranno bloccati così potrà finalmente lavorare, almeno così dice lui. Le grandi emergenze dell'Italia sono state affrontate, la magistratura è stata bloccata, la giustizia stuprata, l'economia è stagnante, si prevede un calo dell'occupazione, i rettori il prossimo anno saranno costretti a scendere in piazza a fare le elemosina a causa dei tagli apportati e la sanità... per non parlare del decreto sicurezza più simile ad un progetto propagandistico che altro. Però in autunno manifesteremo... contro cosa? Contro una frittata già fatta? Prepariamoci ad una primavera di referendum. Non abbiamo altri mezzi per combattere questo pregiudicato redento dall'amnistia e dalle sue leggi. E in tutto questo non posso nemmeno criticare Napolitano? Sono incazzato nero! Non mi è rimasto che questo, la possibilità di incazzarmi! Però magari mi incazzo in autunno e sempre però cercando il dialogo.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Gian Antonio Stella


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia berlusconi alfano vergogna

permalink | inviato da melgigi il 24/7/2008 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
sfoglia
ottobre        dicembre

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Autori

Manthix
Melgigi


Link consigliati

 




Iniziative

ombre extra parlamentari

Diffondi il progetto Ombre Extraparlamentari, copia il codice:

 







Basta!



passaparola

STOP ALL'USO DEI BAMBINI SOLDATO!





Supporta Ecoogler.com, Il motore di ricerca ecologico



Sostieni Contracorriente

contracorriente


 

 

contracorriente

 

contracorriente

 


directory blog Registra il tuo sito nei motori di ricerca

 

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog