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POLITICA
30 novembre 2008
E' anche questione di forma

Parlare di economia è difficile per me, non ne capisco molto, ed informarmi su questi argomenti mi annoia, ma un piccolo sforzo in questi giorni di crisi era il minimo. Non sono però in grado di dare una valutazione quantitativa del pacchetto anti-crisi, non so dire se queste misure basteranno, alcune misure sono buone altre necessarie; ad esempio gli aiuti alle banche ed alle imprese (causa di questa crisi) infastidiscono ma comprendo il ruolo centrale di questi soggetti nell'economia moderna, non è perciò pensabile un piano di crescita che prescinda dal risanare questi vecchi giganti, ora nani dell'economia, sicuramente però questo boccone amaro sarebbe molto più digeribile se accompagnato da norme che colpiscano i manager “meno virtuosi”, responsabili del disastro (le cronache passate ci insegnano che le intenzioni del governo vanno in direzione contraria, menomale per Tremonti).

Riguardo la Social Card (il nome in inglese fa sempre figo, anche le cazzate sembrano migliori) accolgo con favore l'intento di aiutare i meno abbienti, sarebbe però utile rispettare anche la loro dignità; siffatti tali aiuti altro non sono che ELEMOSINA che potranno pur permetter di tirare un flebile sospiro di sollievo, ma certo 40 euro in più al mese non permetteranno di rimettere in moto l'economia. Inoltre perchè non concedere questi danari in contanti (sarebbe anche più economico)? Perchè costringere queste persone ad esibire il simbolo della loro situazione svantaggiata? Perchè obbligarle a comprare solo in alcuni centri convenzionati e solo alcuni prodotti? Perchè non lasciar gestire loro questi soldi in piena libertà?

Mi domando infine: se mrB non avesse tolto l'ICI (tassa che gravava sulle classi medie ed alte, ricordiamo che l'abolizione dell'ICI sulla prima casa è opera di Prodi), se avesse permesso la vendita di Alitalia ad AirFrance senza sobbarcare di ulteriori debiti lo stato, non ci sarebbero più fondi da destinare alle famiglie?

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Francesco Viviano Alessandra Ziniti

SOCIETA'
22 settembre 2008
Inuili sondaggi

Leggevo la versione on line de La Repubblica, vi era uno dei più stupidi sondaggi degli ultimi tempi: di chi è la colpa del fallimento di Alitalia? Cercare un colpevole, o quantomeno uno solo, è infantile, stupido, insufficiente ed inutile.
   Alitalia per anni ha goduto di una condizione di monopolio di fatto, in questa situazione chiunque riuscirebbe a far quadrare i conti, non cresceva molto, ma tutti erano contenti; poi però la concorrenza delle conpagnie estere, dei voli low cost, la parziale (o finta) privatizzazione avrebbero richiesto un serio management, invece di tutti coloro i quali si sono invece succeduti grazie alle loro amicizie politiche e non certo ai loro curricula. La politica non ha mai voluto emanciparsi da quest'azienda, offre troppe opportunità politiche, ricordiamo, una per tutte, la rotta Roma Algenga voluta fortemente da Scajola per accaparrare qualche voto in più nella sua Imperia ma che vide un numero di passeggeri mai superiore a 18.
   Nel contesto di tutto ciò si inserisce l'azione (o azienda) sindacale che, così come in numerosi altri casi, più attenta a difendere i propri affari, il proprio "potere" pìuttosto che guardare gli interessi dei lavoratori; un mondo dove proteste legittime si intreccianoa privilegi imbarazzanti, invece di battersi per equi stipendi e giuste condizioni di lavoro, denunciare speculazioni e mal gestioni dei managers, hanno preferito tutelare se stessi, assicurarsi un certo numero di assunzioni (a prescindere a meritocrazie ed esigenze aziendali), introiti economici e visibilità (si organizza uno sciopero, si blocca il traffico aereo e tutti si ricordano che esisti). Così come Provenzano rinunciava alla propria libertà, viveva senza agi, mangiava i frutti della terra senza godere degli affetti famigliari pur di conservare il proprio potere (cumannari è maiu ca futtiri), nello stesso modo i sindacati hanno rinunciato alla loro importante funzione pur di mantenere il proprio "potere".
   Arrivati ai giorni nostri vediamo l'opera di Prodi, in passato anch'egli tra i responsabili di tutto ciò, che riesce a trovare qualcuno pronto a prendersi sto ferro vecchio, bramante la polpa buona ma disposto a sobbaccarsi anche quella marcia. La trattativa però fallisce, da una parte mrB cerca di spremere ancora Alitalia per averne dei ritorni elettorali, dall'altra i sindacati, per paura di perdere quel loro "potere" (i francesi non sono mica italiani) fanno finta di credere alla cordata italiana.
   Nelle ultime ore mrB caccia dal cilindro magico (andando contro ogni più elementare legge del libero mercato) una cordata di amici, o finti nemici, ben disposti a fare un favore al Cainano pur di assicurarsi qualche appalto per l'Expo (non a caso la maggiorparte degli imprenditori CAI sono implicati nell'edile); d'altronde l'offeta non si può rifiutare: comprare a prezzo di saldo la "good company", lasciando allo stato i debiti della "bad"; con la consapevolezza di potersene liberare tra cinque anni e facendo pure la figura dei "cavalieri coraggiosi".
   Però qualcosa non va, Quelli della CAI vanno oltre, sanno che i lavoratori hanno le spalle al muro, vogliono spremerli. I sindacati si svegliano dal loro torpore, si ricordano del loro ruolo, cominciano a combattere, alcuni si arrendono, altri no.
   Questo intreccio di interessi economico-politico-sindacali si sta però rompendo, anzi probabilmente è troppo tardi, a chi serve quindi trovare UN colpevole? A mr B che vuole un capro espiatorio? Ai sindacati impauriti della perdit di consenzi? Agli imprenditori che non vorrebbero perdere l'occasione dell'Expo? o all'opposizione (intra ed extra parlamentare) che potrebbe riacquistare consenzi? Non certo ai nuovi disoccupati vittime di questo concorso di colpa.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Roberto Saviano
31 agosto 2008
Volere volare

Ci era stato promesso che il problema Alitalia sarebbe stato risolto, e probabilmente lo sarà ma come? Ora, io non ne capisco molto di economia ed alta finanza ma ho capito che:

  • la compagnia è stata commissariata (quindi è fallita)

  • gli esuberi saranno più di quelli previsti dal piano AirFrance

  • le rotte saranno minori e mancheranno (ma questo non è certo) i collegamenti intercontinentali

  • non ci sarà più nemmeno un hub (airfrance avrebbe cancellato solo Malpensa però avrebbe salvato lo scalo romano)

  • la compagnia viene ridotta ad una compagnetta, una compagniola, comagnie low cost come Ryanair saranno più grandi

Però va sottolineato come ogni promessa sia un debito: viene mantenuta l'italianità della compagnia, però chi sono gli italiani che se la comprano? Vi rimando a questo link (scusate se è per il sito di un partito politico, abbiamo sempre cercato di non coinvolgerli).

Quindi una bella compagni di “validi” imprenditori, ricconi italiani si comprano la compagnia che si volevano comprare una bella mandria di “ricconi” francesi, per noi cambia tutto. Poi questi signori sono tanto abili da aver bisogno proprio di quel partner tanto osteggiato per superare le proprie incapacità.

Questi individui si comprano una compagnia senza debiti a prezzi di mercato (ma il mercato non c'è non essendoci stata una gara e quindi ci scommetto saranno prezzi scontati), i debiti rimarranno ad una bad-company di proprietà statale, e saremo quindi noi a dover pagare quegli stessi debiti.

Ora faccio una domanda non a quelli che la pensano come me, ma a tutti quelli che esultano per l'abile mossa economica, cosa cazzo ci abbiamo guadagnato?

MELGIGI

OGGI CONSIGLIAMO: Roberto Brunelli
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