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SOCIETA'
13 febbraio 2009
Il mio testamento biologico

Io sottoscritto Melcarne Luigi, nel pieno delle mie facoltà mentali, lascio questo testamento affinché, così come accade oggi, anche nella sventurata ipotesi mi trovassi nella condizione di non poter esprimerle, le mie volontà vengano rispettate.

Con questa non giudico la morale di nessuno e tanto meno impongo la mia, ma la metto al riparo da possibili atti di sciacallaggio che potrebbero venire, ad esempio:

  • da uno spregevole Presidente del consiglio che speculasse sul valore della vita solo per distogliere l'attenzione dall'emanazione di LEGGI RAZZIALI, articoli ad personam e riforme della giustizia che ledono lo stato di diritto.

  • Da politici leccaculo che dimenticano loro battaglie anche recenti (leggi Quagliariello e Capezzone) per patriottico servilismo al capo.

  • Da giornalisti ipocriti e viscidi che speculano ed offendono la dignità di persone morte, vive o in fin di vita per ignoranza e/o lecchinaggio (leggi Fede, Vespa, Giordano, Mulè).

  • Da uomini di fede, magari della mia stessa fede, che pretendano di imporre la propria visione della vita e della morte, dimenticando che anche il penultimo papa, ormai morente sul proprio letto, chiese di interrompere ogni forma di accanimento terapeutico.

  • Da uomini e donne comuni che, magari in buona fede, pretendano di interpretare le mie volontà pur non conoscendomi riempiendosi la bocca di termini dei quali ignorano anche il significato.

Ecco perchè io PRETENDO che, qualora mi trovassi in una situazione irreversibile di perdita delle funzioni corticali e coma irreversibile, ogni atto terapeutico non finalizzato al miglioramento della mia condizione venga interrotto, ivi compreso respirazione assistita, nutrizione parenterale, idratazione, dialisi e trasfusioni.

In fede, Luigi Melcarne


OGGI CONSIGLIAMO: Giuseppe Cascini

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POLITICA
8 gennaio 2009
Razzismo strisciante

    Quando i cretini parlano la cosa migliore è "zzare l'anca e pisciare", ma se questi cretini ci governano le cose cambiano.
   Ci avevano già provato a livello nazionale, ora ci provano nel loro territorio, accade così che in Friuli la Lega arrivi a chiedere ai medici di non curare (se non in emergenza) i clandestini ma anzi di denunciarli per poterli rispedirli a casa loro, chiaramente ancora malati.
   Secondo questi luminari, nuovi filosofi del ventunesimo secolo, essere un uomo non basta per avere diritto a delle cure, non si possono spendere soldi per chi "non esiste".
   I medici dovrebbero diventare dei delatori, infrangere quello che è il giuramento di Ippocrate.
   Ma poi, anche l'uomo più razzista dotato di un minimo di cervello (effettivamente è un antitesi) capirebbe che assistere anche i clandestini è nel suo interesse; se corressero il rischio di essere denunciati infatti chiaramente non si presenterebbero più presso i servizi sanitari, nascerebbe quindi una sanità clandestina, magari nelle mani della malavita; per non contare il rischio di epidemie che potrebbero svilupparsi, ma su questo punto il geniale Narduzzi ribatte "Questo è terrorismo mediatico. Epidemie non ce ne sono mai state, al limite il pericolo è quello di attentati", ma dati alla mano si osserva come attentati per mano di clandestini non vi siamo mai stati in Italia e comunque nessun infermo è mai stato arrestato per terrorismo mentre, a causa delle ondate migratorie, ritornano in Italia malattie come la TBC (che non rientra tra quelle che devono essere trattate in emergenza o in urgenza).
Che schifo, e pensare che la sinistra continua ad ammiccare sempre più insistentemente a questi porci leghisti.

MelGigi
OGGI CONSIGLIAMO:
Beppe Severgnini


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SOCIETA'
29 dicembre 2008
BUON ANNO
BUON ANNO a tutti, di cuore. Ci dispice non aver risposto a tutti e non essere riusciti a fare neppure gli auguri di Natale, purtroppo ultimamente internet per me e Manthix è diventato un tabù.

Spero il 2009 sia un anno pieno di gioie e che i vostri propositi si realizzino.

Io spero che per una volta MrB mantenga la parola data, che se ne vada dall'Italia qualora uscissero intercettazioni che lo riguardano, spero perciò che tali intercettazioni escano; di altri propositi e ho tanti, ma sono più personali, per ora non credo sia il caso di condividerli con il blog.

Un abbraccio a tutti e di nuovo TANTI AUGURI!!!!

MelGigi







OGGI CONSIGLIAMO: Francesco Piccolo (non trovando un link su internet riporto l'intero articolo)

L’anno che sta arrivando:
Propositi e speranze del 2009: ancora un altro anno senza gladiatori che combattono nel Colosseo; dimissioni di qualsiasi tipo,anche una sola, anche soltanto di un allenatore
di calcio (però poi il sostituto nondeve essere scelto in nessun caso dal ministro Bondi); Veltroni eD’Alema che smettono di litigare o anche soltanto confessano in pubblico che lo stanno facendo da quindici anni; non vengano più discriminate le persone che non sono su Facebook; i Rolling Stones si ritirano; Di Pietro che si rende conto che il suo avversario politico sarebbeunaltro; qualcuno che finalmente capisca dove  vuole arrivare Gasparri con un suo ragionamento; qualcun altro che spieghi perchédobbiamo affrontare un anno di recessione acquistando quasi per obbligo un’auto nuova; il Papa che smette di interessarsi di questioni dello Stato laico, perchéha già troppo da fare; il Ministro della
Giustizia che dice anche lui la sua in materia di Giustizia,ma inmodo del tutto autonomo; giornalisti obiettivi e pacati, che però ogni tanto, con cognizione di causa, lancino contro dellescarpe; Berlusconi che per questioni di età avanzata si dimentica completamente la storia del presidenzialismo, e se qualcuno gliene chiede conto proprionon capisce di cosa stanno parlando; un anno intero senza notizie dell’ultima ora su Michael Jackson; la Cai che semplicemente rispetta gli accordi; e infine, andare in palestra o a correre (c’è sempre il proposito di andare in palestra o a correre).



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SOCIETA'
15 dicembre 2008
RU-486

Parlare di aborto non è semplice, così come non lo è di eutanasia. Tutti sbagliano e tutti hanno ragione. Un vantaggio in realtà c'è rispetto all'eutanasia, almeno l'aborto è regolamentato da una legge, un'ottima legge, la 194/74.

In Italia è permesso abortire, ora una nuova tecnica, non invasiva, meno traumatica con rischi per la salute estremamente bassi si affaccia sul mercato italiano, però viene osteggiata, mi domando perche?

Se posso capire le legittime lotte contro l'aborto (in fin dei conti ognuno la pensa come vuole e difende le proprie idee), non comprendo perchè combattere proprio questa particolare tecnica? Cosa rende questa pillola così abominevole? Cosa rende le tecnica chirurgica più sopportabile rispetto alla RU 486?

Non capisco, ben venga questa nuova tecnica; credo però sia doveroso che passi un messaggio: NON E' UN METODO ANTI CONCEZIONALE!!!

L'aborto spero sia sempre l'estrema ratio, i metodi anticoncezionali sicuri al 100% sono ormai tanti, la possibilità della pillola del giorno dopo (anche questa però è un farmaco non anticoncezionale), si può parlare si sessualità senza imbarazzo, molte frontiere sono state abbattute, la montagna di informazioni oggigiorno a nostra disposizione dovrebbe permetterci di prevenire l'utilizzo di certe tecniche pur sempre dolorose anche se a volte necessarie.

Il valore della vita (oggigiorno sempre meno importante anche a giudicare la cronaca della donna Belga che ha venduto i propri gemelli per pagarsi una liposuzione) e il rispetto della maternità femminile vanno di pari passo, possono essere minacciati, ma non certo dalla RU486 o dalla 194.

MELGIGI

OGGI CONSIGLIAMO: Nando Dalla Chiesa


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POLITICA
30 novembre 2008
E' anche questione di forma

Parlare di economia è difficile per me, non ne capisco molto, ed informarmi su questi argomenti mi annoia, ma un piccolo sforzo in questi giorni di crisi era il minimo. Non sono però in grado di dare una valutazione quantitativa del pacchetto anti-crisi, non so dire se queste misure basteranno, alcune misure sono buone altre necessarie; ad esempio gli aiuti alle banche ed alle imprese (causa di questa crisi) infastidiscono ma comprendo il ruolo centrale di questi soggetti nell'economia moderna, non è perciò pensabile un piano di crescita che prescinda dal risanare questi vecchi giganti, ora nani dell'economia, sicuramente però questo boccone amaro sarebbe molto più digeribile se accompagnato da norme che colpiscano i manager “meno virtuosi”, responsabili del disastro (le cronache passate ci insegnano che le intenzioni del governo vanno in direzione contraria, menomale per Tremonti).

Riguardo la Social Card (il nome in inglese fa sempre figo, anche le cazzate sembrano migliori) accolgo con favore l'intento di aiutare i meno abbienti, sarebbe però utile rispettare anche la loro dignità; siffatti tali aiuti altro non sono che ELEMOSINA che potranno pur permetter di tirare un flebile sospiro di sollievo, ma certo 40 euro in più al mese non permetteranno di rimettere in moto l'economia. Inoltre perchè non concedere questi danari in contanti (sarebbe anche più economico)? Perchè costringere queste persone ad esibire il simbolo della loro situazione svantaggiata? Perchè obbligarle a comprare solo in alcuni centri convenzionati e solo alcuni prodotti? Perchè non lasciar gestire loro questi soldi in piena libertà?

Mi domando infine: se mrB non avesse tolto l'ICI (tassa che gravava sulle classi medie ed alte, ricordiamo che l'abolizione dell'ICI sulla prima casa è opera di Prodi), se avesse permesso la vendita di Alitalia ad AirFrance senza sobbarcare di ulteriori debiti lo stato, non ci sarebbero più fondi da destinare alle famiglie?

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Francesco Viviano Alessandra Ziniti

SOCIETA'
20 novembre 2008
Dalla padella alla brace

Lo spirito meritocratico che ispira il decreto legge sull'università è nel complesso condivisibile, perché rompe il principio del trattamento uniforme degli atenei e va incontro alle recenti proteste degli studenti. Salvo però contraddire i suoi stessi intenti quando modifica le procedure per la costituzione delle commissioni dei concorsi universitari, introducendo un meccanismo assai complesso, probabilmente inapplicabile e che non dà comunque alcuna garanzia di riuscire a premiare i migliori.” Questa citazione dall'articolo de LA VOCE.info è il riassunto migliore di ciò che penso del decreto legge 180 del 10 novembre a cui aggiungo anche l’inutilità della diversa distribuzione delle risorse alle università più meritevoli finchè il titolo legale sarà equiparato, se un’università è migliore dell’altra allora anche il titolo universitario deve valere di più!!! Tutti sappiamo che chi si laurea alla Bocconi sa più di chi lo fa ad Enna.

Quindi seppur da basi ed idee condivisibili e spesso sacrosante (meritocrazia sia delle università sia dei candidati ai concorsi) si arriva ad un nulla di fatto, all'immobilismo, al solito fumo negli occhi a cui ci ha ormai abituato il buon Silvio.

Se il decreto si dimostra perciò inefficiente ancora peggiori risultano però le proposte fatte dall'Onda studentesca, anch'io ho partecipato alla manifestazione contro i tagli indiscriminati Gelmini-Tremonti (finiamola di chiamarla riforma), ma non per arrivare ad un documento così ridicolo. LINK

Nell’ultimo punto del manifesto dell’Onda si sancisce l’importanza della partecipazione studentesca alla vita universitaria, si ricorda che Il sapere vivo non è riducibile a merce, indubbio.

Anche qui, quindi, principi condivisibili ed anche una buona idea come l’abolizione del 3+2; per molte facoltà una proposta sacrosanta, la sua inutilità è dimostrata dalla parziale retromarcia di giurisprudenza che si è trasformata in un 4+1, ma è pur sempre stato un grande passo in avanti per molti corsi di laurea che hanno visto riconosciuto il proprio valore (vedi lauree in infermieristica, fisioterapia). Quindi ok all'abolizione del 3+2, ma non generalizzato.

Dopo questa iniziale buona proposta il manifesto si sviluppa in una serie di boiate che, qualora non avessi aderito anch'io al movimento di protesta, non avessi condiviso le idee con i miei amici e non avessi visto il vero primum movens delle manifestazioni, mi spingerebbero a considerare dei “fannulloni” tutti i partecipanti (magari anche a dare ragione a Lele).

Ma analizziamo le i tre punti del manifesto:
- Ci siamo ripresi i nostri tempi e i nostri spazi, attraverso blocchi della didattica, scioperi della frequenza, occupazioni delle facoltà, autogestione di aule. Perché i nostri tempi di vita e di formazione sono radicalmente incompatibili con la gabbia dei ritmi che ci stanno imponendo. Il tempo dell'università deve adattarsi al nostro, ne pretendiamo dunque un altro: vogliamo una radicale diminuzione dei ritmi di studio e rifiutiamo l'obbligatorietà della frequenza. Vogliamo studiare con lentezza.
 
Cosa? In un’università dove tra i primi problemi vi è l’eccessivo numero di fuori corso VOI volete studiare con più lentezza? Il tempo dell’università deve adattarsi al nostro? Mai sentito parlare di impegno e fatica? Se è sacrosanta la richiesta di innovazione della didattica per superare metodi ormai paleolitici (come è possibile che chi studia lingue non sia ancora obbligato a fare almeno un anno all’estero e che la medicina sia appresa più sui libri che in corsia?) il problema non è certo il troppo studio, anzi (e se permettete lo dice uno tutti i giorni si rompe il culo!!!). Ci manca solo di proporre il 18 politico.

- Ci stiamo riappropriando di ciò che ci viene tolto. Pratiche diffuse di autoriduzione del pasto in mensa, del costo dei trasporti, dei servizi culturali, degli affitti, occupazione degli enti per il diritto allo studio, diffusione libera dei saperi ostaggio di brevetti e copyright. Nel mercato della formazione, vogliono destinarci a un presente e a un futuro di precarietà. Reclamiamo reddito, servizi e casa, gratuità dell'accesso all'università e alla formazione, rimozione di tutti i blocchi e gli sbarramenti al percorso universitario, abolizione della proprietà intellettuale, moltiplicazione delle borse di studio e dei posti alloggio sganciati da logiche meritocratiche, in opposizione radicale all'attuale Dpcm sul diritto allo studio. E' necessario incentivare i finanziamenti pubblici destinati all'Università e alla Ricerca. Non è pensabile una finanziaria che sottrae fondi all'intero mondo della cultura per destinarli alla guerra. Vogliamo studiare tutte e tutti.
Prima chiedete di studiare con lentezza (quindi meno) e poi volete anche uno stipendio?
Casa gratuita, andare al cinema, al teatro, nei musei gratis e anche l’abolizione delle tasse universitarie? Un massaggino?Gia così è una proposta ridicola, cosa credete che i soldi crescano sugli alberi? Credete che sia il paese dei balocchi? In tempi di crisi il problema è di voler andare al cinema gratis? Ma tutto ciò diviene ancora più grave nell’affermazione seguente: fuori da ogni logica meritocratica?!?!?! Io che studio e mi impegno devo essere trattato come chi scalda semplicemente i banchi? Ma per favore!
E cosa vuol dire abolizione della proprietà intellettuale? Chi fa ricerca e riesce ad arrivare a qualche importante conclusione non deve poter godere degli eventuali benefici? L’antica storia di uno che lavora e dieci che guardano?

-Abbiamo iniziato a costruire un'altra didattica. Incontri, discussioni, convegni, seminari autogestiti, feste, riappropriazione di spazi di socialità e di relazione continuamente negati dalla riforma. La nostra formazione passa innanzitutto attraverso questi momenti. La produzione di saperi e relazioni è per sua stessa natura "anti-economica", non misurabile in unità di tempo e in crediti formativi. Il sapere vivo non è riducibile a merce. È un processo collettivo e cooperativo radicalmente alternativo ai linguaggi e alla logica dell'università-azienda, individualista e competitiva. La parcellizzazione, frammentazione e dequalificazione dei saperi non produce altro che precarizzazione e controllo. Affermiamo l'autogestione e l'autogoverno della didattica e della ricerca, lo scardinamento del sistema dei crediti attraverso pratiche diverse: tanto l'inflazione dei crediti, ossia il riconoscimento di tutte le attività formative e di ricerca autogestite; quanto l'irruzione del sapere critico nei programmi didattici. Vogliamo costruire tutto il nostro sapere.
La formazione passa più per feste, spazi di socialità e seminari autogestiti? Ed io che pensavo che invece fossero più importanti stage (che dovrebbero però essere pagati), tirocini, lezioni frontali, i gruppi di studio, esercitazioni pratiche e la biblioteca, che ingenuo!

Se è vero che l’università non deve essere un azienda per quale motivo dovrebbe restare fuori da logiche di competitività? Quando la LEALE concorrenza è diventato un disvalore e non un opportunità?
E non voglio nemmeno sapere cosa vuol dire autocontrollo della didattica e della ricerca!!!

Nessuna richiesta in merito ai VERI problemi dell’università italiana: baronaggio, clientelismo, carenza di strutture, sperpero di denaro pubblico in corsi di laurea inutili e mille sedi distaccate, mancanza di connessione con il mondo del lavoro, nessun premio meritocratico, didattica paleolitica, discriminazione geografica.

Se quindi il DL gelmini è inutile, arrivo a sperare che il ministro continui sulla sua strada piuttosto che prendere in considerazione i deliri dell’Onda che NON MI RAPPRESENTA e che distrugge la genuinità di un movimento sincero e giustissimo, nato per contrastare tagli indiscriminati e trasformazione delle università in fondazioni schiave di aziende private.

Scusate la lunghezza del post.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Pancho Pardi

POLITICA
11 novembre 2008
Facinorosi
Oggi a Ferrara un grupo di facinorosi ha invaso le strade, se riconoscete qualcuno segnalatelo.
Diciamo basta a questa TRISTE gente di sinistra, viva l'ottimismo di MrB!!! Viva l'allegria!!!

Vorrei anche sottolineare l'inerzia della Polizia, non vi era nemmeno un poliziotto in tenuta anti sommossa, nemmeno un infiltrato, nemmeno uno che appiccasse fuoco a qualche negozio o che ferisse qualche bambino, insomma dico, ma Cossiga parla giusto per parlare? Possibile che in questi anni poveri di ideali nessuno segua i suoi consigli?

Fermiamo questa barbarie della democrazia!!!



MELGIGI
OGGI CONSIGLIAMO:Giorgio Bocca
POLITICA
6 novembre 2008
Hanno fatto un nero presidente, io vorrei fare nero il mio

Non bastava l'infelice battuta sul Kapo al parlamento europeo, non bastava fare corna, insultare la presidente finlandese, mettere in imbarazzo quello danese, o mandare su tutte le furie le ministre spagnole. Neanche il tempo che si possa insediare e già il nuovo presidente Obama è bersaglio delle sue STUPIDE battute.
OBAMA ABBRONZATO (battuta rubata al suo amico Calderoli) è una notizia sollevata non solo da giornali faziosi di sinistra ma da tutta la stampa mondiale ( http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/gaffe-berlusconi/1.html ).

Io sono convinto che le sue intenzioni non fossero cattive, ma questa frase cela un razzismo strisciante, subdolo, insinuato, lo stesso che si sta impadronendo di tutti noi in italia e perciò anche più pericoloso.
Inoltre è troppo pretendere dal nostro primo ministro un po' di diplomazia, lo vuole capire che le conferenze stampa e le discussioni parlamentari non sono equivalenti dei suoi banchetti privati?
Va bene è un imprenditore prestato (autoprestatosi) alla politica, ma dopo 15 anni di esperienza qualcosa l'avrà purimparata!!! Un politico dovrebbe saper parlare, non sta scritto da nessuna parte che bisogna sempre dare fiato alla bocca!!!

E basta anche giustificarlo con la storia dello scherzo, è adulto (anzi il mezzo del camin di nostra vita l'ha abbondantemente superato) e ancora non si sa mettere un calzino in gola? Ci sono posti dove si può scherzare e altri in cui no, una conferenza internazionale è un posto dove non si dovrebbe scherzare, specie sul colore della pelle.
Dopo le battute sessiste alla finlandese Halonen, quelle razziste cosa ci aspetta? Prendere per il culo gay ed handicappati? Così il cerchio è chiuso!!!

Qualcuno gli insegni a non metterci in imbarazzo davanti al mondo, mi consenta.

MelGigi
OGGI CONSIGLIAMO: Beppe Severgnini

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permalink | inviato da melgigi il 6/11/2008 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
SOCIETA'
4 novembre 2008
La frenologia

S'ode a destra che ci sono giovani impegnati nel portare avanti le proprie idee, a diffonderle, anche utilizzando i più moderni mezzi di comunicazione. Succede così che sul blog dei giovani padani ci si interroghi su quanti siano i meridionali in Padania, giungendo alla conclusione che “Non so quanti siano, non mi interessa il numero, so solo che sono troppi e che stanno rovinando una zona che era un'isola felice. Girando per strada difficilmente si incontra un reggiano! Purtroppo stiamo diventando una minoranza e i meridionali la fanno da padrone”; trovano anche l'appoggio di qualche meridionale che arriva a scusarsi.

Si fanno anche confronti, non siamo infatti i soli “invasori” delle nordiche terre, ci sono anche gli immigrati, ed infatti, ragionando, qualcuno arriva alla conclusione che “Certi meridionali non possono essere espulsi perché italiani, ma, se si potesse fare una bella barca, sopra ci metterei i meridionali che non lavorano e gli extracomunitari, che sono più bastardi dei meridionali”o che “Se ne dicono tante sui cinesi ma sicuramente li rispetto più di certi meridionali o marocchini o slavi perché almeno lavorano e si fanno i fatti loro”.

E poi io sono un meridionale o un terrone? Mi risponde un navigatore “terrone è colui che arriva e pensa di essere nel suo luogo di origine, e si comporta di conseguenza, tanto che nemmeno si offende se lo chiami terrone”. Ma io che vivo al nord (peraltro benissimo) non sono autorizzato a sentirmi a casa in qualunque città italiana mi trovi, oppure devo sentirmi un estraneo a casa mia? E cosa vuol dire comportarsi di conseguenza? Io rispetto le leggi, tanto basta! Basterebbe?

Ma non si parla solo di questo sul blog ma anche di scienza, si cerca di definire un test scientifico per capire a quale razza si appartiene basandosi sulla forma del cranio. Hanno ragione, la frenologia è una scienza troppo prematuramente abbandonata, ad esempio, ad occhio e croce, chi scrive sul blog dei giovani padani ha UNA TESTA DI CAZZO!!!

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO Emilio Carnevali




permalink | inviato da melgigi il 4/11/2008 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
POLITICA
27 ottobre 2008
Meglio una vita da povero o una morte sicura?

Se la giustizia viene calpestata, se la scuola umiliata, se la piazza insultata, se l'informazione violentata cosa rimane da distruggere? L'ambiente.

Dopo la figura fattaci fare in Europa, dove il nostro Mr B chiedeva alle riforme ambientali sostenibilità (ma non dovrebbero essere le industrie a cercare la sostenibilità?) appoggiato da ben nove altri paesi (quali?); sbugiardato e messo all'angolo dal suo amico ed emulo Sarkozy, la nostra bellissima Puglia subisce ancora una volta il ricatto di un colosso industriale. L'ILVA inquina, è stata condannata e i fatti lo dimostrano, i Tamburi sono il quartiere più inquinato d'Europa, le tecnologie industriali tra le più antiquate (e quindi inquinanti), a Taranto l'incidenza di tumori ai polmoni e leucemie sono più alti del 30% rispetto alla media nazionale, per non parlare di quelli infantili.

La ministra Prestigiacomo ha rimosso gli esperti incaricati delle rilevazioni ambientali utili all'assegnazione dell'AIA (autorizzazione integrata ambientale), ma si stava arrivando a conclusioni non favorevoli per l'industria del neo socio CAI Riva, così i tecnici sono stati rimossi, sostituiti con un nuovo tavolo al quale siedono anche i tecnici dell'azienda che, secondo i dati INES (Invetario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) del 2006 sarebbe la responsabile del 92% delle emissioni di diossina sul totale italiano!!! per non parlare poi del mercurio e del berillio. Magari quando scrivemmo sul caso alitalia che i soci CAI in realtà non volevano essere i capitani coraggiosi che salvano la compagnia di bandiera ma solo speculatori pronti a fare un favore al governo in cambio di qualche aiuto non avevamo tutti i torti.

Ora pongo una domanda ai lettori è vero, come dice Vendola, che “Ci si mette davanti all'opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura“. E' questa l'unica prospettiva: morire poveri o troppo presto?


MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Rizzo e Stella

NB guardate i due video della trasmissione Malpelo di la7 sul caso Taranto VIDEO1VIDEO2

dal consiglio di lettura si capisce come noi del blog siamo i primi a credere nella necessità di una riforma profonda dell'università, ma non fatta in questo modo.

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